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			<title>Il potere terapeutico della scrittura</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/il_potere_terapeutico_della_scrittura_11620876.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Il potere terapeutico della scrittura</strong><br /> 
Quando stiamo attraversando dei momenti difficili e ci sentiamo persə, bloccatə o semplicemente stressatə, la scrittura può aiutarci a far luce su quel turbinio di emozioni e pensieri.
Quali possono essere i benefici?
*Focus sulle emozioni: mettere nero su bianco le emozioni come rabbia, tristezza, vergogna ti aiuterà in primis ad accettarle e poi a regolarle.
*Osservare i pensieri: scrivere ciò che pensi ti aiuterà ad essere più consapevole dei processi di pensiero che contribuiscono a mantenere lo stato di malessere che stai attraversando.
*Mettere in prospettiva: annotare ciò che ti fa stare male può aiutare anche a prenderne le distanze e ad avere una prospettiva diversa che può portare alla risoluzione del problema.
*Lasciare andare: possiamo scrivere la parola fine e riorganizzare l’evento doloroso per poi iniziare a ricostruire la nostra vita senza sensi di colpa o risentimento.

Vediamo alcuni suggerimenti per iniziare:
1. Puoi scrivere una lettera alla parte di te che sta soffrendo e che è vulnerabile. Utilizza l’empatia per dialogare con quella parte.
2. Puoi parlare al tuo io bambino e consolarlo o incoraggiarlo.
3. Puoi focalizzarti sulle tue risorse, sui tuoi punti di forza.
4. Puoi scrivere ciò che ti rende grat*.
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			<title>EMDR: Cosa avviene in una seduta. Le 8 fasi del metodo</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/emdr_cosa_avviene_in_una_seduta_le_8_fasi_del_metodo_9549569.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>EMDR: Cosa avviene in una seduta. Le 8 fasi del metodo</strong><br /> 
Un evento traumatico prevede che vi sia stata un’esperienza personale di impotenza e vulnerabilità di fronte a un evento minaccioso (soggettivo o oggettivo) che ha messo a rischio l’integrità fisica e/o il senso di sicurezza psicologica.
I movimenti oculari, spesso caratteristici del trattamento, sono dei “facilitatori” dell’elaborazione dell’esperienza traumatica, ma rappresentano solo un aspetto di una procedura ben più complessa.
L’EMDR prevede 8 fasi:
La prima fase dell’EMDR ricorda l&#039;inizio della maggior parte delle psicoterapie: la messa a punto del piano terapeutico. Si indaga, quindi, sui problemi attuali del paziente, sugli eventi accaduti nei primi anni di vita, sugli eventi passati responsabili dell’attuale sintomatologia e sugli obiettivi che si desiderano ottenere dalla terapia. 
Nella seconda fase si spiega al paziente in che cosa consiste l’EMDR e come funziona. In questa fase è possibile anche lavorare sulle risorse del paziente, che possono essere utili nell’affrontare l’elaborazione del trauma.
Nella terza fase vi è la descrizione approfondita dell’evento traumatico.

La quarta fase è quella della desensibilizzazione ed è quella in cui vengono utilizzati i movimenti oculari (o altre forme di stimolazione bilaterale).
Nella quinta fase si lavora sulla cognizione positiva e su come questa possa legarsi all’evento traumatico precedentemente desensibilizzato. L’importanza di questa fase sta nel fatto che si può subito notare una maggior fiducia in sé nel paziente e uno stato di calma a livello emotivo e corporeo.
Nella sesta fase si fa eseguire al paziente una scansione corporea con l’obiettivo di verificare la presenza di eventuali tensioni.
Nella settima fase, quella della chiusura, si danno indicazioni al paziente su come gestire eventuali sedute incomplete (ovvero quelle in cui la desensiblizzazione non è stata completata e il ricordo provoca ancora disagio emotivo).
L’ottava fase avviene nella seduta successiva dove i risultati dell’EMDR vengono verificati per poterli rafforzare oppure per lavorare su alcuni aspetti che ancora attivano il paziente a livello emotivo.
 
EMDR: Che cos&#039;è
EMDR: Big T e Small t Trauma
 
Fonti:
Associazione per l&#039;EMDR Italia www.emdr.it
Fernandez, I., Giovannozzi, G. (2012). EMDR ed elaborazione adattiva dell’informazione. La psicoterapia come stimolazione dei processi psicologici autoriparativi. Il Pensiero Scientifico Editore. Supplemento alla Rivista di psichiatria, 2012, 47, 1 
 
 
 
 
 
 
Psicologo EMDR Assago Milano Buccinasco Corsico Rozzano Cesano Boscone Trezzano Zibido Binasco
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 ]]></description>
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			<title>Perché ci giudichiamo?</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/perche_ci_giudichiamo_11620869.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Perché ci giudichiamo?</strong><br />
Buono o cattivo, bene o male, giusto o sbagliato. Nella vita quotidiana giudichiamo tutto e con il tempo questa tendenza a emettere sentenze diventa automatica e crea dei loop negativi dai quali facciamo fatica a uscire.
Cosa possiamo fare?
Innanzitutto possiamo iniziare dall’essere consapevoli di questa attività giudicante della nostra mente. Impariamo a riconoscere questa caratteristica quando si presenta e proviamo a sospendere deliberatamente il giudizio, assumendo l’atteggiamento di un osservatore 
imparziale.
Attraverso la Mindfulness acquisiamo consapevolezza e impariamo a prestare attenzione non giudicante alla nostra vita momento per momento. Questo ci permette di vedere la realtà così com’è, piuttosto che attraverso i giudizi limitanti.
Come spiego spesso ai miei pazienti, si tratta di togliere energia a questa parte della mente e non continuare ad alimentarla con la nostra attenzione. Così facendo, in modo graduale, si ridurrà la sua attività.
Riportando l’attenzione sul respiro, momento per momento, ci ancoriamo alla realtà del qui e ora accettando ciò che ci accade per quello che è.]]></description>
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			<title>Il cambiamento fa paura</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/il_cambiamento_fa_paura_11620871.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Il cambiamento fa paura</strong><br />
Certo! Molte persone temono il cambiamento, ma in realtà, che ci piaccia o no, nulla resta costante nella vita. E questo vale anche per noi.
Il cambiamento è all’ordine del giorno e saper cambiare nella vita, non implica lo stravolgere la nostra personalità.
Quindi perché cambiare?
Perché il cambiamento è inevitabile, e può essere utile aprirsi alle esperienze, imparare a essere curiosə e, perché no, provare a superare i nostri limiti.
L’estate e le vacanze possono essere uno stimolo per far fare al nostro cervello cose nuove, per sperimentare, per cambiare routine, per conoscere nuove culture, nuove persone, per provare nuovi gusti, per vedere nuovi posti e per allenare la flessibilità e i cambi di programma.
Tutto ciò contribuisce a migliorarci, arricchirci e crescere attraverso le esperienze, pur restando noi stessə.
 ]]></description>
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			<title>Un trucco per sentirti più sicura</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/un_trucco_per_sentirti_piu_sicura_11620872.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Un trucco per sentirti più sicura</strong><br /> 
Sapevi che puoi gestire lo stress prima di un esame o di un colloquio di lavoro solo modificando la tua postura?
Sì, perché la postura può influenzare i processi emotivi e cognitivi.
Questo accade perché mente e corpo non sono separati, ma hanno un rapporto bidirezionale: la mente influenza il modo in cui il corpo risponde e, allo stesso tempo, la postura che assumiamo condiziona la nostra mente.
E allora proviamo a utilizzare a nostro vantaggio questo funzionamento lavorando sulla postura per modificare il nostro stato d’animo e il modo in cui vediamo noi stessə.
Prima di una sfida importante mettiti nella “posizione potente”: in piedi, schiena dritta, petto in fuori, mani sui fianchi. Respira e ascolta le tue sensazioni. Percepisci come questa posizione ti fa sentire. E poi agisci!
È stato dimostrato da alcune ricerche che la posizione potente aumenta la sicurezza in sé, spinge all’azione e provoca emozioni positive.
Provare per credere.]]></description>
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			<title>STOP alla violenza contro le donne!</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/stop_alla_violenza_contro_le_donne_9120521.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>STOP alla violenza contro le donne!</strong><br /> 
 
Terapia e Consulenza contribuisce alla campagna di sensibilizzazione contro la violenza scegliendo di condividere un video provocatorio che rappresenta un duro attacco alle istituzioni indiane (ma è adatto a tutto il mondo!), dopo gli episodi di violenza sessuale avvenuti in India nell&#039;ultimo anno. 
 
Con la speranza  che le vittime di qualunque tipo di violenza non si sentano più stigmatizzate. 
 
Perché, ad oggi, ancora troppe donne considerano la violenza un problema personale, sviluppando grandi sensi di colpa e paure.
 
A tutto ciò noi vogliamo dire BASTA!
 ]]></description>
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			<title>Non riesco a dire di NO</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/non_riesco_a_dire_di_no_11620873.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Non riesco a dire di NO</strong><br />
E ti capita, dopo aver discusso, di sentirti a disagio per aver detto cose che in realtà non pensavi affatto? 
Questo accade perchè nei rapporti interpersonali le persone oscillano tra due atteggiamenti opposti: la passività e l’aggressività. In entrambi i casi, la persona non è soddisfatta dei suoi rapporti interpersonali.
 
Chi ha un comportamento passivo:
 
Accontenta gli altri 
Subisce le situazioni senza opporsi 
Non esprime le sue opinioni o bisogni
Si blocca nelle situazioni sociali 
Evita i conflitti 
Chi ha un comportamento aggressivo: 
 
Attacca gli altri e si impone
Pensa di avere sempre ragione 
E’ concentrato solo sui propri bisogni 
Non comprende le necessità degli altri 
Crea conflitti 
  
In entrambi i casi ciò che si otterrà sarà: senso di colpa, relazioni sociali poco gratificanti, ansia.
 
Per migliorare il proprio benessere personale e le relazioni sociali è possibile affidarsi alla comunicazione assertiva. Per assertività si intende la volontà di far valere i propri diritti, di esprimere le proprie opinioni, sentimenti, desideri, quando lo si ritiene opportuno, in modo chiaro, sincero, diretto, appropriato e rispettoso, senza violare i diritti degli altri.
 
Il comportamento assertivo si basa sul rispetto di sé e dell’altro, sulla considerazione dei propri bisogni e sulla possibilità di negoziare in caso di conflitto.
 
A cosa serve l&#039;assertività? 
Esprimere i nostri sentimenti alle persone care
Gestire i conflitti nella coppia senza puntare il dito contro l&#039;altro 
Gestire il rapporto con i colleghi e con il proprio responsabile 
Riuscire a sostenere le critiche che ci vengono fatte 
Farci rispettare all’interno di un gruppo 
Saper fare e saper ricevere dei complimenti 
Saper fare delle richieste
Riuscire a dire di NO!
 
Essere assertivi ci consente quindi di:
 
1)Creare un rapporto interpersonale di equilibrio
2)Comunicare in modo efficace e convincente
3)Controllare l’ansia nelle situazioni interpersonali
 
 ]]></description>
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			<title>Le 3 fasi dell&amp;euro;ansia</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/le_3_fasi_dell_ansia_11620874.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Le 3 fasi dell’ansia</strong><br />
 
1)L’attesa della situazione o ansia anticipatoria: l’idea stessa di dover affrontare una situazione temuta provoca una forte reazione ansiosa: i pensieri si rivolgono frequentemente al contesto in cui ci si dovrà trovare e nella mente si formano immagini catastrofiche degli avvenimenti che si verificheranno, così l’ansia cresce man mano che si avvicina il momento temuto.
 
2)Ansia Prestazionale/Situazionale: affrontare la situazione rappresenta sicuramente il momento più temuto. In questa fase può verificarsi il cosiddetto evitamento: un comportamento che può essere deleterio ai fini del cambiamento e che favorisce il mantenimento del disagio. L’evitamento consiste nell’allontanarsi dalla situazione temuta facendo così diminuire i livelli di ansia. Questa strategia funziona nel breve periodo perché l’ansia si attenua, ma è controproducente a lungo andare perché ogni volta che si evita la situazione diminuisce la fiducia in se stessi, diventa più forte il bisogno di evitare la situazione la volta successiva e possono anche aumentare le situazioni che si desidera evitare.
 
3)La valutazione successiva: una volta terminata l’esposizione all’evento temuto si verifica un abbassamento dei livelli di ansia. Ciò però generalmente lascia spazio a una certa insoddisfazione per se stessi. La persona ha la tendenza a rivedere tutti gli errori commessi (veri o presunti) e a pensare di essere stato giudicato negativamente (es. “Chissà cosa avranno pensato di me”).
  
Spesso nelle persone ansiose sono presenti tutte e 3 le fasi dell’ansia, con maggiore disagio nella fase di prestazione, mentre in altre persone può manifestarsi in modo prepotente solo l’ansia anticipatoria, ma poi affrontano la prova da superare con il giusto livello di attivazione.
 
L’aspetto interessante è che ci si può osservare e capire quale delle 3 fasi si attiva nelle situazioni critiche producendo maggior disagio e, successivamente, mettere in atto le strategie più efficaci per affrontare al meglio le sfide quotidiane.

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			<title>EMDR, una Psicoterapia per la Speranza</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/emdr_una_psicoterapia_per_la_speranza_9035281.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>EMDR, una Psicoterapia per la Speranza</strong><br /> 
Una tavola rotonda per conoscere meglio la potenzialità dell&#039;EMDR e capire che ci possono essere delle soluzioni e delle risposte a delle situazioni gravi e complicate come la violenza domestica (Isabel Fernandez, Presidente dell&#039;Associazione per l&#039;EMDR in Italia).]]></description>
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			<title>Coronavirus | Consigli per anziani e pazienti fragili</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/coronavirus_consigli_per_anziani_e_pazienti_fragili_11587858.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Coronavirus | Consigli per anziani e pazienti fragili</strong><br />]]></description>
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			<title>Coronavirus | Consigli per la gestione della paura per bambini e adulti</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/coronavirus_consigli_per_la_gestione_della_paura_per_bambini_e_adulti_11587859.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Coronavirus | Consigli per la gestione della paura per bambini e adulti</strong><br />]]></description>
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			<title>Assertività: l'ascolto attivo</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/assertivita_l_ascolto_attivo_9700118.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Assertività: l&#039;ascolto attivo</strong><br />Per ascoltare non si intende il semplice “stare a sentire”, ma una combinazione tra ciò che l’altro sta dicendo associato ad un  coinvolgimento attivo. Significa saper utilizzare l’empatia per entrare in sintonia con l’altro.
 
La persona con uno stile comunicativo assertivo, quindi, non è capace solo di esprimersi in modo corretto, ma mostra di avere anche un’altra abilità, ossia quella di saper ascoltare l’altro.
 
La persona con uno stile aggressivo tende a interrompere spesso l’altro, a fare critiche, dimostrando al proprio interlocutore una certa impazienza che può manifestarsi anche a livello non verbale (mimica facciale, prossemica). Questo stile, ovviamente, non favorisce l’ascolto e l’interlocutore percepisce scarso interesse nei propri confronti.
 
La persona con uno stile passivo, al contrario, tenderà a manifestare troppa accondiscendenza con tempi di ascolto troppo lunghi (assenza di timing). In questo modo comunica un’eccessiva importanza all’interlocutore, senza saper esprimere il proprio disappunto o semplicemente la propria opinione sull’argomento.
 
Con l’ascolto assertivo si presta attenzione a ciò che gli altri hanno da dire e il messaggio che possiamo inviare è: “Ciò che tu mi stai dicendo è importante”. L’atteggiamento di ascolto migliore è la comprensione, cioè provare a capire e sentire lo stato d’animo del nostro interlocutore.
 
Thomas Gordon, uno psicologo statunitense che si è occupato di comunicazione in vari ambiti (insegnanti, genitori, operatori sociali, manager) suggerisce di migliorare la nostra capacità di ascolto attivo in 4 fasi:
 
 
1) Ascolto passivo: inizialmente è importante ascoltare l’altro restando in silenzio e senza interromperlo. In questo modo stiamo comunicando attenzione nei suoi riguardi e disponibilità all’ascolto. Prestiamo attenzione anche alla comunicazione non verbale, quindi “tendersi” verso l’altro guardandolo negli occhi senza chiudersi (es. braccia conserte).
 
2) Messaggi di comprensione: restare in ascolto comunicando messaggi verbali e non verbali che evidenzino il nostro interesse e l’atteggiamento di ascolto. Ad esempio: “Capisco…Ti ascolto… Sto cercando di capire…” e fare cenni con il capo, sorridere, mantenere lo sguardo.
 
3) Messaggi di incoraggiamento: sono dei messaggi che incoraggiano calorosamente l’altro ad approfondire ciò che sta dicendo: “Continua pure… Dimmi… Spiegami pure…”.
 
4) Ascolto attivo: in questa fase è opportuno riflettere il contenuto del messaggio dell’altro restituendoglielo con parole diverse. Questo consente a chi ascolta di verificare se il messaggio è stato compreso e all’altro di sentirsi ascoltato con attenzione. Per fare ciò possiamo utilizzare 3 strategie:
 
- Parafrasare: consiste nel riformulare i concetti dell’altro utilizzando parole diverse. Ad esempio: “Quindi mi stai dicendo che… Dal tuo punto di vista… Mi pare di capire che…”.
- Riflettere i sentimenti dell’altro: “Deve essere stato brutto… Ti sarai sentito male… “. Questo consente all’altro di sentirsi compreso e ascoltato in modo empatico, con partecipazione emotiva.
- Riepilogare: riassumere ogni tanto ciò che il nostro interlocutore ci sta dicendo.
 
L’ascolto attivo è una forma di comunicazione completa, che ci rende disponibili nei confronti dell’altro e che coinvolge aspetti comunicativi verbali e non verbali associati all’attenzione e alla comprensione, quasi ad avvolgere in modo accogliente l’altro, senza invadere, per facilitare la costruzione di una buona relazione. 
 
 
 
 
 
Letture consigliate
 
Edoardo Giusti e Alberta Testi, L’Assertività. Vincere quasi sempre con le 3A. Sovera 

Thomas Gordon, Insegnanti efficaci. Giunti
Thomas Gordon, Genitori Efficaci. La meridiana
Thomas Gordon, Leader Efficaci. La meridiana
 
 
Assertività: che cos&#039;è e a cosa serve
 
Comunicazione non verbale: 8 tips per renderla assertiva
 
Assertività: come fare e ricevere complimenti
 
 
 
 
Psicologo Assertività  Assago Milano Buccinasco Corsico Rozzano Cesano Boscone Trezzano Zibido Binasco]]></description>
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		<item>
			<title>Perché non riesco a dire quello che penso?</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/perche_non_riesco_a_dire_quello_che_penso_9787417.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Perché non riesco a dire quello che penso?</strong><br />Alcune persone, ad esempio, possono pensare che gli altri debbano capire “al volo” perché stiamo male, quasi senza il bisogno di esprimere veramente quello che ci passa per la mente in un determinato momento. Questo è un errore logico, in quanto, nessuno di noi è dotato di lettura del pensiero e quindi dobbiamo essere in grado di poter esprimere all’altro ciò che pensiamo e ciò che proviamo in modo chiaro.
Altre persone, invece, nel comunicare con gli alti tendono a fare troppi giri di parole, senza riuscire a mettere bene a fuoco ciò che si desidera esprimere, con il risultato di non comunicare in modo efficace. 
Altri ancora, pensano che comunicando i propri pensieri all’altro possano perdere la loro stima e il loro l’affetto.
 
Per esprimere al meglio ciò che pensiamo possiamo innanzitutto seguire alcune strategie generali:
1)Scegliere il momento adatto per poter parlare all’altro;
2)Non accusare e non offendere;
3)Non limitarci a dire ciò su cui non siamo d’accordo, ma fare delle controproposte;
4)Essere sinceri.
Tra le situazioni in cui abbiamo maggiori difficoltà a esprimere le nostre opinioni con chiarezza vi è quella in cui, gli altri, in modo consapevole o meno, suscitano in noi sentimenti spiacevoli legati ai loro comportamenti o affermazioni. 
Pensiamo, ad esempio, al partner che con il suo comportamento ci ferisce, oppure all’amica che, senza volere, fa un commento spiacevole su un nostro punto debole o al collega che assume un atteggiamento scorretto a nostro discapito.
È proprio in questi casi che diventa importante riuscire a dire ciò che pensiamo per chiarire il nostro punto di vista, aprire il dialogo e favorire così un confronto costruttivo con l’altro. Il tutto senza subire e senza aggredire l’altro.
Come fare allora a comunicare in questa situazione complessa e portare avanti una comunicazione assertiva?
Con il Messaggio Io è possibile comunicare proprio quando la persona si trova in difficoltà emotiva a causa del comportamento dell’altro. Questa strategia consiste nell’esprimere i nostri sentimenti relativi a ciò che ci ha creato disagio. Non viene espresso nessun giudizio sulla persona che compie l’azione, ma la si informa degli effetti del suo atto e dei sentimenti (o reazioni) che esso provoca negli altri. In sintesi: non “tu sei”, ma “io sento”.
Al contrario, il Messaggio Tu (“E’ colpa tua”; “Sei egoista”; “Non mi ascolti”; “Non cambierai mai”…) porta inevitabilmente a offendere, sminuire o far arrabbiare gli altri, con la conseguenza di chiudere la comunicazione e favorire atteggiamenti difensivi.
Con questa modalità il nostro fastidio si somma al fastidio dell’altro e non si raggiunge un’intesa.
Con il Messaggio Io, invece, non colpevolizzando l’altro come persona, abbiamo più chance di far ascoltare i nostri bisogni e le nostre opinioni e di far riflettere l’altro sulle conseguenze delle proprie azioni.
 La strategia del Messaggio Io è composta da 3 momenti:
1)Descrizione del comportamento che crea il problema, senza esprimere un giudizio;
2)Descrizione dell’effetto concreto che il problema ha su chi parla (emozioni);
3)Descrizione delle conseguenze soggettive.
Vediamo alcuni esempi:
-Quando hai fatto quel commento (descrizione) mi sono sentit* … (descrivere l’emozione) perché… (conseguenze);
-Alcune volte non mi sento ascoltat* quando ti parlo (descrizione del comportamento) e questo mi fa dispiacere (effetto concreto/espressione dell’emozione) perché mi piacerebbe avere un confronto con te su questo aspetto (conseguenze).
-Quando siamo in riunione a volte ti capita di interrompermi (descrizione) e questo mi rende nervos* (sentimento) perché perdo il filo del discorso su aspetti importanti che riguardano il nostro lavoro (conseguenze).
Non è però sempre necessario spiegare il nostro punto di vista, a volte, a seconda della situazione, è possibile anche scegliere di tacere.
Ognuno ha il diritto di esprimere i propri sentimenti in modo chiaro e diretto, ma allo stesso modo ha il diritto di preservare sentimenti e informazioni che non vuole condividere. L’importante è che sia una scelta assertiva.
 
Letture consigliate
 
Edoardo Giusti e Alberta Testi, Assertività. Vincere quasi sempre con le 3A, Sovera
Thomas Gordon, Insegnanti efficaci. Giunti
Thomas Gordon, Genitori Efficaci. La meridiana
Thomas Gordon, Leader Efficaci. La meridiana
 
 
Assertività: che cos&#039;è e a cosa serve
 
Assertività: l&#039;ascolto attivo
 
Comunicazione non verbale: 8 tips per renderla assertiva
 
Assertività: come fare e ricevere complimenti
 
 
 
 
 
Psicologo Assertività  Assago Milano Buccinasco Corsico Rozzano Cesano Boscone Trezzano Zibido Binasco
 
 
 
 
 
 
 ]]></description>
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		<item>
			<title>Devi prendere una decisione importante? Spegni la luce!</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/devi_prendere_una_decisione_importante_spegni_la_luce_9558310.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Devi prendere una decisione importante? Spegni la luce!</strong><br />Questo accade perché le emozioni umane - sia positive che negative - si fanno sentire più intensamente in piena luce.

 Alison Xu Jing, un professore di management presso UTSC e la Rotman School of Management, insieme a Aparna Labroo della Northwestern University, ha condotto una serie di studi per esaminare la relazione tra luce ed emozioni umane.

 I ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di valutare una vasta gamma di cose – del cibo piccante, l&#039;aggressività di un personaggio immaginario, l’attraenza di donne e uomini, la reazione a parole specifiche e il gusto di due succhi di frutta - in diverse condizioni di illuminazione.

 Il risultato di ciò è stato che in condizione di luce le emozioni si sono fatte sentire più intensamente.

 Nella sala illuminata i partecipanti hanno voluto più salsa piccante, hanno pensato che il personaggio di fantasia fosse più aggressivo, hanno trovato le donne più attraenti, hanno reagito meglio alle parole positive e peggio a quelle negative, e hanno bevuto più succo &quot;gradevole&quot; rispetto a quello “sgradevole”. 
 
Xu postula che “l&#039;effetto luce” possa essere percepito come calore e la percezione del calore può innescare le nostre emozioni e afferma che: &quot;La luce intensa intensifica la reazione emotiva iniziale e dal momento che la maggior parte delle nostre decisioni sono prese in piena luce, è possibile che, abbassando la luce, si possano prendere decisioni più razionali o anche accontentarsi più facilmente dei compromessi&quot;.

 Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Consumer Psychology.
 
 
Fonte PsychCentral]]></description>
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		<item>
			<title>L'uomo e la tigre | Mindfulness</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/l_uomo_e_la_tigre_mindfulness_11452199.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>L&#039;uomo e la tigre | Mindfulness</strong><br />Un uomo che camminava per un campo s’imbattè in una tigre. Si mise a correre, tallonato dalla tigre. Giunto ad un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l’orlo. La tigre lo fiutava dall’alto. Tremando l’uomo guardò giù, dove, in fondo all’abisso, un’altra tigre lo aspettava per divorarlo. Soltanto la vite lo reggeva. Due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite. L’uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l’altro spiccò la fragola. Com’era dolce!

 Da  101 Storie Zen, a cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps.]]></description>
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			<title>Depressione: il ruolo del Pessimismo</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/depressione_il_ruolo_del_pessimismo_9644840.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Depressione: il ruolo del Pessimismo</strong><br /> 
Per alcune persone la depressione è un’esperienza rara, che può sopraggiungere a seguito di un’esperienza negativa, quando si perdono gran parte delle speranze.
 
 
Per altri è uno stato più familiare che affligge dopo ogni sconfitta. Per altri è una fedele compagna di vita che priva della gioia di vivere anche nei tempi migliori e getta nello sconforto più nero nei momenti più difficili.
 
Si può parlare di depressione quando l’umore è particolarmente basso per un periodo abbastanza lungo di tempo, quando si sta male e non si riesce più a svolgere al meglio le normali attività quotidiane.
 
In genere, la persona che soffre di depressione può provare alcuni di questi sintomi: 
  
- Tristezza, abbattimento, quasi ogni giorno; 
- Perdita di interesse e di piacere nei confronti di attività che prima piacevano; 
- Senso di colpa eccessivo; 
- Senso di vuoto, di valere poco; 
- Difficoltà a concentrarsi; 
- Aumento o diminuzione del sonno; 
- Cambiamenti nell’appetito (aumenta o diminuisce); 
- Agitazione, irrequietezza o, al contrario, rallentamento motorio; 
- Pensieri negativi ricorrenti 
 
La depressione insorge a causa di alcuni fattori combinati tra di loro: genetici e familiari, biologici, psico-sociali.
Tra le diverse cause psicologiche, approfondiamo il ruolo del pessimismo nel facilitare l’insorgere della depressione. 
 
Martin Seligman, uno psicologo statunitense, ha studiato a lungo gli effetti di uno stile di pensiero pessimistico nel favorire la depressione.
 
I pessimisti tendono a credere che gli eventi negativi durino molto tempo, rovinino tutto e siano la conseguenza di proprie colpe. Alla base del pessimismo vi è un fenomeno definito impotenza appresa: uno stato psicologico in cui niente di ciò che si decide di fare ha un effetto su ciò che ci accade.
 
L’impotenza appresa è la reazione di rinuncia che è conseguente al credere che qualsiasi cosa si possa fare non sia importante. Lo stile esplicativo è il modo in cui abitualmente si spiega a noi stessi perché accadono gli eventi. È il grande modulatore dell’impotenza appresa. 
 
Uno stile esplicativo ottimistico interrompe lo stadio di impotenza, mentre uno stile esplicativo pessimistico lo diffonde. Il modo in cui spieghiamo a noi stessi gli eventi può rendere impotenti oppure dare forza di fronte ad un’avversità.
 
 
Lo stile esplicativo e la sua importanza
 
Martin Seligman arrivò a teorizzare lo stile esplicativo come l’insieme delle abitudini esplicative di ogni singolo individuo, il modo in cui ognuno di noi impara e si abitua a descrivere le motivazioni e le situazioni che gli capitano.
Osservando i pensieri, nelle persone che si arrendono facilmente spesso si trovano idee del tipo è colpa mia, durerà per sempre, andrà tutto male.
 
Al contrario le idee che caratterizzano le persone che riescono a reagire meglio sono è colpa delle circostanze, passerà presto, ci sono altre cose nella vita.
 
Lo stile esplicativo viene così teorizzato come l’abitudine di pensiero che si apprende nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza. Questo stile è quello che ci qualifica come ottimisti o pessimisti.
 
Seligman teorizza, inoltre, tre caratteristiche dello stile esplicativo: permanenza, pervasività e personalizzazione.
 
 
Permanenza
 
Le persone che si arrendono facilmente credono che le cause degli eventi negativi che capitano loro siano permanenti. Pensano che tali eventi dureranno per sempre e che incideranno permanentemente sulla loro vita. 
Le persone che resistono all’impotenza tendono a credere che le cause degli eventi negativi siano temporanee. 
Se si pensa agli eventi in termini di sempre e mai e si vedono come elementi costanti, si ha uno stile pessimistico; se si giudicano con aggettivi e si attribuiscono a condizioni temporanee, si ha uno stile ottimistico.
 
 
Pervasività: specifica e universale
 
Se la permanenza riguarda il tempo, la pervasività riguarda lo spazio. Alcune persone riescono letteralmente a chiudere in un cassetto i loro problemi e ad andare avanti quando subiscono un’avversità in un campo importante della loro vita, ad esempio il lavoro o un legame affettivo. Altre soffrono per ogni cosa, fanno di tutto una catastrofe. Quando un aspetto della loro vita fallisce tutto va in rovina. 
 
Questo spesso significa che le persone che danno spiegazioni universali ai loro fallimenti, quando esprimono un insuccesso in un’area, si arrendono anche su ogni altra cosa. 
Viceversa le persone che tendono a dare spiegazioni specifiche possono diventare impotenti nel campo in cui hanno sperimentato l’insuccesso, ma mantenersi attive e risolute in altri ambiti della vita.
 
La dimensione della permanenza determina per quanto tempo una persona si arrende. Le spiegazioni permanenti degli eventi negativi producono un’impotenza che dura a lungo, mentre le spiegazioni temporanee generano la capacità di recupero.
 
La seconda predizione, relativa alla pervasività, chiarisce come spiegazioni universali producono impotenza in molte situazioni, mentre le spiegazioni specifiche generano impotenza solo nell’area in cui il soggetto è in difficoltà.
 
 
Personalizzazione: interna e esterna
 
Il terzo aspetto dello stile esplicativo è la personalizzazione. Per personalizzazione si identifica la capacità degli individui di attribuire a se stessi le capacità di avere il controllo sugli eventi che capitano. L’attribuire il valore del risultato a delle proprie capacità e non agli altri o al caso. 
 
 
Secondo la teoria di Seligman, uno specifico training che permetta alle persone di imparare uno stile esplicativo corretto, cioè ottimistico, sta alla base non solo di una valida terapia della depressione ma anche un modo efficace di fare prevenzione sulla possibilità che gli individui incappino in una depressione. Come è possibile apprendere l’impotenza, è così possibile imparare l’ottimismo, base di uno stile esplicativo efficace.
 
 
 
 
 
 
Fonti e Letture consigliate:
 
Martin Seligman, Imparare l’ottimismo. Giunti
 
 
 
 
Psicologo Depressione Assago Milano Buccinasco Corsico Rozzano Cesano Boscone Trezzano Zibido Binasco
 
 
 ]]></description>
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			<title>Libro per bambini | EMDR</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/libro_per_bambini_emdr_11588905.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Libro per bambini | EMDR</strong><br />]]></description>
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			<title>Gravidanza e Nascite ai tempi del Coronavirus</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/gravidanza_e_nascite_ai_tempi_del_coronavirus_11587882.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Gravidanza e Nascite ai tempi del Coronavirus</strong><br /> 

Scegli 1 o 2 momenti al giorno per informarti: Il tuo bambino/a è in grado di percepire le tue emozioni. Non sovraesporti a immagini e video continuativi legati al Coronavirus. Ricordati che l’angoscia che suscitano certe immagini e notizie hanno un impatto sul nascituro/a. Scegli di informarti attraverso fonti ufficiali, senza cercare in continuazione nuove informazione o leggere tutti i WA con allarmismi e allegati angoscianti.
 

Trasforma il periodo di isolamento in un momento di cura e connessione profonda con il tuo bambino/a. Non puoi cambiare l’andamento dell’epidemia, puoi però coccolarti e coccolare il tuo piccolo/a attraverso massaggi dal partner, rilassamento o yoga. Ci sono molti video on line con tecniche di rilassamento, respirazione e yoga. Emozioni positive che susciteranno queste attività, nutriranno il benessere del tuo bambino/a.
 

Isolamento non significa essere soli. Puoi condividere questo periodo così unico della tua vita con le persone care attraverso telefonate, videochiamate e qualsiasi modalità utile per sentirti in connessione con altri genitori o con altri famigliari. E appena si potrà, gli abbracci vis a vis saranno ancora più pieni di amore.
 

E’ normale avere paura. Sai che hai una piccola creatura da proteggere e stai già facendo del tuo meglio. Se sono scese lacrime non sentirti in colpa, è un po’ di paura, rabbia o tristezza che defluisce via, fuori da te. A volte piangere fa bene, l’importante è poi ritornare a centrarci sulle attività che ci rassicurano e fanno bene.
 

Il Coronavirus non deve togliere ma donare tempo alla gravidanza. Rimanere più tempo a casa ti permette di preparare con cura e amore tutto ciò che servirà, leggere libri sulla gestazione e l’allattamento e trovare un corso pre-parto on line o dei buoni consigli da parte della tua ostetrica di fiducia.
 

Rafforza il tuo sistema immunitario con le emozioni positive attraverso ciò che ora è possibile fare che ti piace e gratifica. Cura la tua alimentazione al meglio e fai degli esercizi fisici che ti aiutano a rimanere in forma e a scaricare le tensioni.
 

E’ normale essere preoccupati per il lavoro, ora che la famiglia si sta per allargare possono subentrare ansie importanti legate alla perdita o alla diminuzione dell’attività lavorativa. Ragioniamo su ciò che si può fare giorno per giorno, buttare lo sguardo troppo oltre può farci cadere in un vortice di pensieri negativi. Un giorno alla volta, un passo alla volta, insieme.
 

Riposarsi adeguatamente: attività rilassanti serali, meglio non vedere notiziari o speciali sul Coronavirus prima di addormentarsi per non scivolare nel sonno con emozioni negative e con senso di allerta. Una tisana e un bagno caldo, una musica rilassante prima di addormentarci e luci soffuse ci aiuteranno a scivolare più dolcemente nel sonno.
 

Non interrompere per quanto possibile la propria routine: in questo momento bisogna ancorarsi a ciò che è certo, noto e prevedibile. Continuare il lavoro e le proprie abitudini laddove possibile. Rispettando sempre le indicazioni di sicurezza vigenti. Coltiva i tuo hobby come prima e perché no, più di prima: dipingi, canta, balla, cura le tue piante o qualsiasi altra cosa ti donano sorriso e relax.
 

Stacca la spina! Ricordati di parlare di altro, distrarsi e uscire dal loop di discorsi angoscianti e catastrofisti serve a rafforzarci attraverso le emozioni positive che nutriranno il nascituro/a.
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			<title>Il Burrone: Saggezza Zen per affrontare la Paura | Mindfulness</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/il_burrone_saggezza_zen_per_affrontare_la_paura_mindfulness_9501483.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Il Burrone: Saggezza Zen per affrontare la Paura | Mindfulness</strong><br /> 
 
 
 
 
 
Un monaco si lamentò con il suo maestro perché non riusciva 
a raggiungere il satori*.
 &quot;La colpa è tua&quot; gli rispose il maestro.
 &quot;In che cosa sbaglio? Che cosa mi manca?&quot; domandò l&#039;allievo.
 &quot;Vieni con me, e te lo mostrerò.&quot;
 Il maestro chiamò un altro discepolo, che era cieco, e tutti e tre si recarono sulla montagna, in un punto in cui uno stretto tronco era stato gettato su un burrone.
 &quot;Attraversa!&quot; disse il maestro al primo monaco.
 Il poveretto guardò il fondo del burrone, il debole tronco e rispose: 
&quot;Non posso: ho paura&quot;.
 Allora il maestro si rivolse al discepolo cieco e gli diede lo stesso ordine.
 Il monaco attraversò senza esitare il burrone.
 &quot;Hai capito?&quot; domandò il maestro al primo monaco.
 
 
 
* Il Satori nella pratica del Buddismo Zen indica l&#039;esperienza del risveglio inteso in senso spirituale, nel quale non ci sarebbe più alcuna differenza tra colui che si &quot;rende conto&quot; e l&#039;oggetto dell&#039;osservazione.
Satori, in termini psicologici, è un oltre i confini dell&#039;Io. Da un punto di vista logico è scorgere la sintesi dell&#039;affermazione e della negazione, in termini metafisici è afferrare intuitivamente che l&#039;essere è il divenire e il divenire è l&#039;essere.  ]]></description>
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			<title>Non riesco a dire quello che penso | Comunicazione Assertiva</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/non_riesco_a_dire_quello_che_penso_comunicazione_assertiva_11591469.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Non riesco a dire quello che penso | Comunicazione Assertiva</strong><br /> 
E ancora, quante volte dopo aver discusso, ci siamo sentiti a disagio per essere stati troppo duri e per aver detto cose che in realtà non pensavamo? 
Questo accade perchè nei rapporti interpersonali si tende a oscillare tra due atteggiamenti opposti: la passività e l’aggressività. 

In entrambi i casi, non si è soddisfatti delle proprie relazioni e si sta male.
Quindi come si fa ad esprimere le proprie opinioni e le proprie emozioni in modo chiaro e diretto? 
È possibile grazie alla comunicazione assertiva. Per assertività si intende la volontà di far valere i propri diritti, di esprimere le proprie opinioni, emozioni, desideri, quando lo si ritiene opportuno, in modo chiaro, sincero, diretto, appropriato e rispettoso, senza violare i diritti degli altri. 
Essere assertivi ci consente quindi di:
➡️Creare un rapporto equilibrato con gli altri
➡️Comunicare in modo efficace e convincente
➡️Controllare l’ansia nelle situazioni interpersonali
La capacità di essere assertivi avrà così un effetto importantissimo anche sulla nostra autostima.
L&#039;assertività può essere appresa da tutti e infatti mi capita spesso di aiutare le persone ad affinare la propria capacità comunicativa proprio grazie all’assertività. E con un po’ di allenamento è possibile migliorare tanto il proprio benessere e le relazioni con gli altri.
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			<title>Terapia EMDR | Che cos&amp;euro;è</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/terapia_emdr_che_cos_e_11591470.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Terapia EMDR | Che cos’è</strong><br />E’ una tecnica psicoterapeutica che serve a far rielaborare eventi traumatici, come ad esempio terremoti, incidenti, violenze, abusi o eventi negativi che una persona può aver vissuto nella propria vita (lutto, aborto, separazioni, perdita del lavoro, episodi negativi nell’infanzia, episodi di esclusione sociale).
I movimenti oculari, spesso caratteristici del trattamento, sono dei “facilitatori” dell’elaborazione dell’esperienza traumatica, ma rappresentano solo un aspetto di una procedura ben più complessa.

L’EMDR, infatti, è un approccio molto ben strutturato che può essere integrato nei programmi terapeutici aumentandone l’efficacia.


Per approfondire: Emdr
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		<item>
			<title>Libro per adolescenti | EMDR</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/libro_per_adolescenti_emdr_11588915.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Libro per adolescenti | EMDR</strong><br />]]></description>
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		<item>
			<title>Terapia EMDR</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/terapia_emdr_11605556.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Terapia EMDR</strong><br />L’esperienza traumatica, per l’impatto che ha, resta &quot;congelata&quot; nella memoria emotiva, è come una ferita che non riesce a rimarginarsi, e questo fa continuamente sperimentare alla persona, anche a distanza di tempo, pensieri intrusivi, ricordi disturbanti e sintomi fisici ed emotivi che compromettono il benessere e la qualità della vita. 

L’EMDR (Eyes Movement Desensitization and Reprocessing) è un metodo clinico innovativo che si è rivelato molto efficace nell’intervenire sulle conseguenze psicologiche, fisiche, neurofisiologiche e comportamentali che si sviluppano proprio in seguito a un’esperienza traumatica.

Nel linguaggio EMDR la parola “trauma” assume due definizioni diverse: ci sono i traumi con la T maiuscola e i traumi con la t minuscola. 
I Traumi con la T, come si può ben immaginare, sono quelli che includono: 

disastri naturali, come terremoti, inondazioni;
disastri provocati dall’uomo come incidenti, violenze, abusi sessuali.

Tuttavia, nella vita di una persona, possono accadere eventi negativi a cui non sempre si riesce a far fronte e che sono immagazzinati in memoria come traumi con t minuscola. Alcuni esempi possono includere:

lutti, aborti, separazioni, perdita del lavoro, episodi negativi nell’infanzia, episodi di esclusione sociale, ecc.
Come funziona?

L’EMDR utilizza i movimenti oculari (o altre forme di stimolazione alternata destra/sinistra) che sono simili a quelli del sonno Rem, per riattivare la capacità di “autoguarigione” del cervello che trova così le risorse per metabolizzare l’evento traumatico. Dopo l’elaborazione, le persone ricordano il fatto, ma sentono che fa ormai parte del passato.

L’EMDR si basa quindi su un processo neurofisiologico naturale che favorisce l’elaborazione dell’informazione negativa immagazzinata in memoria. 

 

 ]]></description>
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		<item>
			<title>EMDR: Che cos'è</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/emdr_che_cos_e_9626940.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>EMDR: Che cos&#039;è</strong><br /> 
EMDR è l’acronimo di Eyes Movement Desensitization and Reprocessing, (Desensibilizzazione e Ristrutturazione attraverso il Movimento Oculare). 
E’ una tecnica psicoterapeutica suddivisa in 8 fasi che serve a far rielaborare eventi traumatici o eventi negativi di minore entità che una persona può aver vissuto nella propria vita.
L’EMDR è un approccio molto ben strutturato che può essere integrato nei programmi terapeutici aumentandone l’efficacia.
Questa tecnica parte dal presupposto che l&#039;esperienza traumatica resta &quot;congelata&quot; nella memoria e può causare, anche a distanza di tempo, pensieri intrusivi, ricordi disturbanti e sintomi fisici e psicologici che minano il benessere e la qualità della vita della persona. 
L&#039;EMDR considera tutti gli aspetti di un&#039;esperienza stressante o traumatica: cognitivi, emotivi, comportamentali e neurofisiologici ed utilizza i movimenti oculari (o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra), per accedere, neutralizzare e portare a una risoluzione adattiva i ricordi di esperienze traumatiche che stanno alla base di disturbi psicologici attuali del paziente. 
L’EMDR si basa quindi su un processo neurofisiologico naturale, legato all’elaborazione accelerata dell’informazione.  

Queste esperienze traumatiche possono consistere in: 

Piccoli/grandi traumi subiti nell’età dello sviluppo;
Eventi stressanti come lutti, aborti, malattie croniche, perdite finanziarie, conflitti coniugali, cambiamenti;
Eventi stressanti al di fuori dell’esperienza umana consueta quali disastri naturali (terremoti, inondazioni) o disastri provocati dall’uomo (incidenti gravi, torture, abusi sessuali, violenza). Informazioni da www.emdr.it 

L&#039;EMDR è una tecnica psicoterapeutica Evidence Based ed è inserita nelle linee guida dell&#039;Organizzazione Mondiale della Sanità (vedi Allegato). 

 
EMDR: Cosa avviene in una seduta. Le 8 fasi del metodo
EMDR: Big T e Small t Trauma

  
]]></description>
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		<item>
			<title>Assertività: come fare e ricevere i complimenti</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/assertivita_come_fare_e_ricevere_i_complimenti_9673802.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Assertività: come fare e ricevere i complimenti</strong><br /> 
Fare dei complimenti può essere imbarazzante, oppure si può pensare che il complimento espresso nei confronti dell’altro possa essere considerato adulatorio. 
 
A volte l’educazione alla eccessiva riservatezza, alla modestia (“Non voglio montarmi la testa…”) o alla diffidenza (“Vorrà qualcosa in cambio…”), può rendere difficile accettare un complimento.
 
Altre volte, nel tentativo di fare un complimento, in realtà comunichiamo ben altro! Pensiamo alla situazione in cui, dopo un iniziale apprezzamento, il nostro interlocutore chiude con un giudizio negativo: “Hai svolto bene il tuo lavoro, non mi aspettavo tanto da te”. Apparentemente sembra un complimento, in realtà il messaggio che arriva è: “Oggi hai fatto bene, però non vali molto”.
 
Di fronte ai complimenti, quindi, i due comportamenti tipici sono:  
 

Tacere o fare complimenti generici, contorti, ironici; 
Rifiutare, sminuire, svalutare, ridicolizzare i complimenti ricevuti dagli altri.

 
Con questo atteggiamento, però, rinunciamo a migliorare l’immagine di noi stessi, la nostra autostima e la qualità dei nostri rapporti nella vita di coppia, in famiglia, con gli amici, a scuola e nel mondo del lavoro. 
 
La capacità di fare e ricevere complimenti, infatti, riserva dei vantaggi: aumenta l’autostima, gratifica, incoraggia l’altro a farlo di nuovo, migliora i rapporti interpersonali. 
 
Fare e ricevere complimenti rientra nelle abilità assertive complesse, che prevedono di saper combinare insieme la comunicazione verbale e non verbale, per risultare sinceri ed efficaci. 
 
Nel fare o ricevere complimenti si mettono in atto due riposte assertive differenti:
 

Saper esprimere sentimenti positivi e apprezzamenti nei confronti dell’altro;
Avere un’immagine positiva di se stessi e quindi di accettare con serenità gli apprezzamenti ricevuti.

 
Vediamo ora come fare dei complimenti in modo assertivo:
 

Specificare in modo preciso che cosa apprezziamo negli altri. Il complimento, quindi, deve essere collegato alle caratteristiche dell’altro o alle sue prestazioni. Es: “Mi è piaciuto il lavoro che hai svolto”; “Mi piacciono le tue scarpe”. 


Essere sinceri in modo tale da risultare efficaci.


Evitare di dare giudizi categorici. Es: “Le scarpe sono stupende!”, è preferibile fornire un parere personale utilizzando il “Mi piace” o “Non mi piace”. 

 
E se ci fanno un complimento?
 
Rispondere semplicemente GRAZIE a un complimento ricevuto toglie dall’imbarazzo e valorizza chi ci fa il complimento.
 
Se non siamo d’accordo con il complimento ricevuto, possiamo aggiungere il nostro parere a riguardo: “Grazie! E pensare che queste scarpe non sono le mie preferite”.
 
E’ possibile migliorare l’abilità di fare e ricevere i complimenti con l’esercizio, tenendo presenti i seguenti punti:
 
Riconoscere a livello cognitivo l’importanza di reciproci scambi positivi;
 
Riconoscere e mettere in discussione gli ostacoli cognitivi ed emotivi che rendono difficile l’uso di questa abilità;
 
Imparare a gestire e perfezionare le componenti non verbali della comunicazione (contatto oculare, espressione del viso, intonazione della voce, gestualità, ecc.);
 
Imparare a fare complimenti specifici, diretti, riferiti a caratteristiche e comportamenti descrivibili della persona.
 
 
 
Assertività: che cos&#039;è e a cosa serve
 
Comunicazione non verbale: 8 tips per renderla assertiva
 
Assertività: l&#039;ascolto attivo
 
 
 
Fonti e letture consigliate:
 
 
Delfo Bonenti e Anna Meneghelli. Assertività e Training Assertivo. Franco Angeli 
 
Edoardo Giusti e Alberta Testi. L’Assertività, vincere quasi sempre con le 3A. Sovera
 
 
 
 
Psicologo Assago Milano Buccinasco Corsico Rozzano Cesano Boscone Trezzano Zibido Binasco
 
 
 
 
 
 ]]></description>
			<guid isPermaLink="false">http://www.terapiaconsulenza.it/1/assertivita_come_fare_e_ricevere_i_complimenti_9673802.html</guid>		</item>
		<item>
			<title>Come si cura il panico?</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/come_si_cura_il_panico_11590732.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Come si cura il panico?</strong><br /> 
➡️Psicoterapia Cognitivo Comportamentale: dalla ricerca scientifica risulta essere il trattamento più efficace per ansia e attacchi di panico. È un tipo di psicoterapia in cui il paziente svolge un ruolo attivo nella soluzione del problema e, insieme al terapeuta, impara nuove strategie di pensiero e di comportamento più funzionali per gestire il panico.
➡️EMDR: l’attacco di panico può essere una vera e propria esperienza traumatica per chi lo vive. L’EMDR può essere utile per elaborare il ricordo dell’attacco di panico e delle sue situazioni scatenanti.
➡️Mindfulness: quando si prova un attacco di panico si diventa più sensibili alle sensazioni fisiche, ai pensieri disturbanti e alle emozioni spiacevoli. È utile quindi insegnare al paziente delle strategie che consentano di accettare senza giudicare le emozioni, i pensieri e le sensazioni spiacevoli. L’obiettivo è quello di dirigere la propria attenzione al momento presente, lasciando andare tutto ciò che crea disagio.]]></description>
			<guid isPermaLink="false">http://www.terapiaconsulenza.it/1/come_si_cura_il_panico_11590732.html</guid>		</item>
		<item>
			<title>Per gestire un impulso emotivo, fai l'azione opposta</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/per_gestire_un_impulso_emotivo_fai_l_azione_opposta_11589711.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Per gestire un impulso emotivo, fai l&#039;azione opposta</strong><br />Partiamo da un presupposto, le nostre emozioni sono indispensabili e preziose e non bisogna pensare di volerle allontanare a tutti i costi. Il dolore e la sofferenza emotiva fanno parte della vita di tutti noi e non bisogna evitarli. E’ possibile però imparare ad accettare e tollerare la sofferenza, per non farsi sopraffare dalle emozioni. 
Questo perché quando si provano emozioni molto intense e dolorose le persone tendono ad agire di impulso, peggiorando in questo modo la situazione dolorosa che stanno vivendo. 
Ogni emozione spiacevole porta quindi a una spinta all’azione, vediamo qualche esempio: 
Paura ---&gt;Fuga o evitamento della situazione
Tristezza ---&gt; Isolarsi, piangere stare a letto
Rabbia ---&gt; Attaccare 
Una strategia utile da utilizzare come tecnica di distrazione e per ridurre l’impulsività, si chiama Opposite Action, ovvero azione opposta. 
L’opposite action consiste nel mettere in atto comportamenti che generano un’emozione opposta rispetto a quella che si sta sperimentando in quel momento. 
L’idea su cui si basa questa tecnica non è quella di evitare l’esperienza emotiva e nasconderla così come si fa con lo sporco sotto il tappeto, ma semplicemente di modificare quell’esperienza emotiva in una con maggiori probabilità di farci raggiungere uno stato più sereno. 
Come fare? 

 

Identificare l’emozione (come si chiama? Tristezza, Rabbia?)
Valutare se l’intensità e la durata dell’emozione si adattano alla situazione in esame. Quindi chiedersi se agire così sarà efficace a lungo termine oppure no.
Mettere in atto l’azione opposta
Prestare attenzione alla sensazione che suscita l’azione opposta, verificando concretamente ciò che si è raggiunto.

 
Proviamo a riprendere l’esempio precedente considerando la possibile azione opposta: 

Paura ---&gt; Avvicinarsi gradualmente
Tristezza ---&gt; Attivarsi, stare con gli altri
Rabbia ---&gt; Utilizzare un tono di voce calmo, evitare, praticare gentilezza
 
La capacità di mettere in atto azioni opposte consente di attivare emozioni diverse legate alle situazioni di crisi e permette di avere un maggior controllo di sé e delle proprie emozioni. Ciò aiuta a rendere più sopportabile una sofferenza che altrimenti sarebbe troppo intensa.
Invece di maledire il buio è meglio accendere una candela. Lao Tzu
 
N.B. Questo articolo prende spunto dalla Dialectical Behavior Therapy (DBT), che è un trattamento cognitivo comportamentale ideato da Marsha Linehan, psicoterapeuta e professoressa di Psicologia Clinica presso la Washington University di Seattle (USA), e descrive in particolare un aspetto relativo alle skills training, che si chiama Opposite Action.]]></description>
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			<title>Apri gli Occhi | Mindfulness</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/apri_gli_occhi_mindfulness_11589206.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Apri gli Occhi | Mindfulness</strong><br />
 
 Siamo assuefatti ad un insieme di stimoli che fanno parte della nostra quotidianità e questa assuefazione non ci consente più di percepirli, spingendoci a dare molte cose per scontate. Ci anestetizziamo.
 
 La nostra attenzione, quindi, è attivata solo per ciò che è nuovo o molto significativo.
 
 Con l’abitudine e la frenesia delle nostre giornate perdiamo la capacità di contemplare la normalità di tantissimi dettagli che ci circondano: il canto degli uccellini, il profumo del caffè appena fatto, la vista del parco che abbiamo di fronte a casa, il tepore del letto, ecc.
 
 Proviamo quindi ad allenare la nostra attenzione e a percepire tutto ciò che di bello c’è nelle nostre giornate. Potremmo fare delle scoperte interessanti.
 
 Il mondo resterà lo stesso, ma il nostro sguardo ci consentirà di scoprire la bellezza in piccoli dettagli che tendevamo ad ignorare. In questo modo non mancheranno mai le occasioni per ammirare nuove forme di bellezza.]]></description>
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			<title>Memoria: i ricordi lampo (flashbulb memories)</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/memoria_i_ricordi_lampo_flashbulb_memories_9532000.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Memoria: i ricordi lampo (flashbulb memories)</strong><br /> 
 
 
 
Il termine “flashbulb memories” è stato coniato nel 1977 per indicare gli eventi che sono emozionalmente attivanti, sorprendenti o estremamente importanti per l’individuo.  
Generalmente questo termine viene adottato quando si fa riferimento a eventi traumatici pubblici, come per esempio l’assassinio del presidente Kennedy o l’attacco al WTC dell’11 settembre 2001.
 
Il ricordo vivido e dettagliato di questi eventi non riguarda solo lo shock emozionale derivante dal fatto accaduto, ma anche delle circostanze in cui si è appresa la notizia: l’informatore, il luogo, l’ora, ciò che stava facendo, la propria reazione, gli abiti indossati, e così via.
 
Una possibile spiegazione di questo fenomeno risiede nel meccanismo neuropsicologico definito “Now Print”, che si attiva quando un evento è particolarmente emotivo, sorprendente e importante o quando ha una grande rilevanza biologica. Questo particolare meccanismo mnemonico, infatti, sembrerebbe preservare il ricordo dell’evento nel suo complesso, inclusi i diversi particolari irrilevanti, questo perché si suppone abbia la funzione di conservare un’immagine fotografica dell’evento critico. E questo viene considerato importante per la nostra sopravvivenza. 
 
Alcuni studiosi, però, hanno mosso una critica nei confronti dei “ricordi lampo”, affermando che la loro esistenza non è mai stata verificata e che possono essere considerati come gli altri ricordi “ordinari”, in quanto non producono nessun meccanismo fotografico speciale. 
 
Tuttavia, malgrado le critiche, sembra che vi sia realmente un meccanismo relativo ai “ricordi lampo”, mediante il quale alcune informazioni riguardo eventi pubblici emozionalmente intensi sono conservate abbastanza vividamente in memoria. Ma il ricordo è accurato? E per quanto tempo si mantiene coerente?
 
Per rispondere a ciò bisogna sottolineare che, tale tipo di fenomeno, proviene dai resoconti soggettivi delle persone, quindi da ciò che la gente descrive riguardo gli eventi pubblici emozionalmente intensi. Un modo per verificare l’accuratezza e la coerenza dei “ricordi lampo” consiste nel domandare ai soggetti una serie di quesiti riguardo il loro ricordo delle circostanze nelle quali sono venute a conoscenza della notizia scioccante e poi riproporre le stesse domande tempo dopo, allo scopo di comparare la coerenza tra le descrizioni riportate nelle due occasioni.
 
Questo tipo di ricerca ha dimostrato che anche i ricordi lampo, a distanza di tempo, vanno incontro a deterioramento diventando imprecisi e sempre meno vividi.
 
Un altro aspetto interessante da tenere in considerazione è che non è possibile stabilire con certezza il grado di accuratezza delle descrizioni iniziali relative all’episodio scioccante e alle circostanze concomitanti. Differentemente dagli studi di laboratorio, spesso non vi è alcun modo di sapere cosa effettivamente i soggetti stessero facendo, provando, e così via, quando sono venuti a conoscenza dell’evento scioccante. Le descrizioni iniziali potrebbero non essere state osservazioni veritiere e accurate della situazione originale, bensì ricostruzioni, e quindi presumibilmente contenere alcune informazioni erronee, così come avviene nella maggior parte degli altri ricordi. 
 
In conclusione, i risultati sugli studi dei &quot;ricordi lampo&quot; indicano che eventi scioccanti e ad alto impatto emotivo sono ben conservati in memoria, soprattutto per quanto concerne il ricordo di particolari salienti di un evento, non essendo però immuni dal deterioramento e, soprattutto, non costituendo una categoria separata di memoria autobiografica.
 
 
  ]]></description>
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			<title>EMDR: che cos'è?</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/emdr_che_cos_e_11556453.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>EMDR: che cos&#039;è?</strong><br /> 
EMDR è l’acronimo di Eyes Movement Desensitization and Reprocessing, (Desensibilizzazione e Ristrutturazione attraverso il Movimento Oculare).
E’ una tecnica psicoterapeutica suddivisa in 8 fasi che serve a far rielaborare eventi traumatici o eventi negativi di minore entità che una persona può aver vissuto nella propria vita.
L’EMDR è un approccio molto ben strutturato che può essere integrato nei programmi terapeutici aumentandone l’efficacia.
Questa tecnica parte dal presupposto che l&#039;esperienza traumatica resta &quot;congelata&quot; nella memoria e può causare, anche a distanza di tempo, pensieri intrusivi, ricordi disturbanti e sintomi fisici e psicologici che minano il benessere e la qualità della vita della persona.
L&#039;EMDR considera tutti gli aspetti di un&#039;esperienza stressante o traumatica: cognitivi, emotivi, comportamentali e neurofisiologici ed utilizza i movimenti oculari (o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra), per accedere, neutralizzare e portare a una risoluzione adattiva i ricordi di esperienze traumatiche che stanno alla base di disturbi psicologici attuali del paziente.
L’EMDR si basa quindi su un processo neurofisiologico naturale, legato all’elaborazione accelerata dell’informazione.  
Queste esperienze traumatiche possono consistere in:

Piccoli/grandi traumi subiti nell’età dello sviluppo;
Eventi stressanti come lutti, malattie croniche, perdite finanziarie, conflitti coniugali, cambiamenti;
Eventi stressanti al di fuori dell’esperienza umana consueta quali disastri naturali (terremoti, inondazioni) o disastri provocati dall’uomo (incidenti gravi, torture, violenza). (Informazioni da www.emdr.it)

L&#039;EMDR è una tecnica psicoterapeutica Evidence Based ed è inserita nelle linee guida dell&#039;Organizzazione Mondiale della Sanità.
 
Per appuntamenti:
tel. 3487138731
ricchi@terapiaconsulenza.it
 
Per approfondire:
EMDR:Cosa avviene in una seduta. Le 8 fasi del metodo
EMDR: Big T e Small T Trauma
 
 
 
Psicologo Psicoterapeuta EMDR Assago Milano Buccinasco Corsico Rozzano Cesano Boscone Trezzano sul Naviglio Binasco Locate Triulzi Zibido san Giacomo 

 ]]></description>
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			<title>L'arte del non fare | Mindfulness</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/l_arte_del_non_fare_mindfulness_9524582.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>L&#039;arte del non fare | Mindfulness</strong><br /> 
Pratica il non-fare, occupati del non occuparsi, assapora il senza sapore; considera grande il piccolo, molto il poco. Ricambia il risentimento con la virtù. Progetta il difficile dal suo facile; realizza il grande dal suo piccolo. Le imprese più difficili del mondo devono pur partire da ciò che è facile; le imprese più grandi del mondo devono pur partire dal piccolo. Perciò il saggio non fa mai nulla di grande, perciò può realizzare la propria grandezza. Ora, chi promette alla leggera raramente mantiene la parola. Chi trova tutto facile incontra molte difficoltà. Perciò il saggio, pur considerando tutto difficile, alla fine non ha difficoltà.]]></description>
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			<title>Cosa ti dice il cervello?</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/cosa_ti_dice_il_cervello_9012338.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Cosa ti dice il cervello?</strong><br /> 
Terapia e Consulenza vi consiglia Cosa ti dice il cervello?, la nuova serie alla scoperta dei segreti del nostro cervello, in onda su National Geographic Channel (canale 403 di Sky) e visibile in pillole sul sito natgeotv.com. 
Possiamo fidarci delle capacità del nostro cervello? Pare proprio di no… infatti grazie all’aiuto di esperimenti interattivi, questa serie dimostra in modo scientifico, ma allo stesso tempo divertente, le “falle” del nostro organo più affascinante. 
Buona visione!]]></description>
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			<title>Ossessioni, Compulsioni e Soluzioni - Parte 2</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/ossessioni_compulsioni_e_soluzioni_parte_2_9872000.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Ossessioni, Compulsioni e Soluzioni - Parte 2</strong><br /> 
Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo si può gestire con buoni risultati: in alcune persone si può ottenere una remissione completa dei sintomi; nella maggior parte dei casi si ottiene una diminuzione dei sintomi e un miglioramento della qualità della vita.
 
Un primo passo per poter affrontare il problema, consiste nel chiarire che le compulsioni non hanno alcun legame con la realtà. Il fatto di lavarsi le mani più volte, contare, ripetere dei gesti, mettere in ordine, sono solo delle scaramanzie che non hanno un effetto sulla realtà.
 
La caratteristica delle compulsioni è che non fanno realmente nulla per ridimensionare i pericoli. Se penso, ad esempio, che posso contaminarmi toccando degli oggetti, non è certo continuando a lavarmi le mani per tutto il giorno che riduco questa possibilità. Al contrario, i lavaggi continui non fanno altro che creare screpolature e lesioni della pelle che possono aumentare il rischio (anche se in minima parte) di contrarre malattie toccando gli oggetti.
Quindi, perdersi nei meandri dei rituali compulsivi non fa altro che distrarci dalla realtà.
 
L’altro aspetto da tener presente è che le ossessioni sono soltanto dei pensieri e i pensieri non rappresentano la realtà. La nostra mente produce continuamente pensieri di tutti i tipi: pensieri irrilevanti, surreali, erotici, aggressivi, ecc. ed è normale che sia così, in quanto la nostra mente è “programmata” per questo.
 
Il modo migliore per trattare le ossessioni, quindi, è lasciare che questi pensieri fluiscano. Sono pensieri intrusivi fastidiosi, ma possono avere una durata breve nella nostra mente. Non dobbiamo attuare un controllo su questa tipologia di pensiero, perché più cerchiamo di controllarli e più prenderanno loro il controllo!
Naturalmente non sarà facile far fluire il corso dei pensieri, ma come in tutte le cose, serve un po’ di allenamento.
 
Il secondo aspetto da affrontare per gestire il problema è lavorare sulle compulsioni con alcune tecniche cognitivo-comportamentali come l&#039;esposizione e prevenzione della risposta che consente alle persone di esporsi alle ossessioni senza poter attuare le compulsioni.
 
La persona impara a esporsi alla situazione che teme e a fronteggiare il disagio; si allena gradualmente a entrare in contatto con il pensiero 
 e con le proprie paure e impara che i pericoli previsti non sono mai così come vengono immaginati prima dell&#039;esposizione.
 
Le persone, in questo modo, si abituano a gestire l’ansia che con il tempo tenderà a diminuire per assuefazione. Con il decadere dell’ansia, le ossessioni si riducono di frequenza e la spinta a compiere i rituali compulsivi risulta meno intensa.
 
 
 
 
Letture consigliate
  

Pietro Spagnulo, Liberi dalle ossessioni, Ecomind
  

 
Avrò chiuso il gas? Ossessioni e Compulsioni – Parte 1
 ]]></description>
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			<title>Ansia Sociale: quando stare con gli altri fa paura</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/ansia_sociale_quando_stare_con_gli_altri_fa_paura_9695620.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Ansia Sociale: quando stare con gli altri fa paura</strong><br /> 
Se una persona impara a considerare pericolosa una situazione, diventerà ansiosa ogni qualvolta si troverà ad affrontarla, anche se il pericolo è basso o nullo, questo perché gli essere umani sono abituati a fare delle valutazioni complesse delle varie situazioni di vita che si possono presentare, di conseguenza possono imparare a considerare pericolose situazioni che di fatto non lo sono.
 
Inoltre, come “animali sociali”, è insito nelle persone il bisogno di appartenere a un gruppo e questo può aver contribuito a sviluppare risposte di ansia nelle situazioni in cui si percepisce il rischio di rimanere soli. 
 
L’esclusione sociale, infatti, è spesso fonte di insoddisfazione, solitudine e tristezza e alcune reazioni comuni legate all’imbarazzo o alla vergogna, come l’abbassare lo sguardo, non esprimere la propria opinione o le proprie emozioni, possono essere visti come comportamenti di “sottomissione” utili a prevenire l’esclusione dal gruppo e quindi il rischio di essere abbandonati. 
 
L’ansia sociale è caratterizzata da un’intensa e persistente paura di affrontare le situazioni in cui si è esposti alla presenza e al giudizio degli altri. 
  
Questa paura può portare chi ne soffre a evitare la maggior parte delle situazioni sociali, per la paura di comportarsi in modo “sbagliato” e di essere giudicati male.
 
Generalmente vi è una situazione attivante &quot;pericolosa&quot;, che innesca la paura di poter essere giudicati male dagli altri o che il proprio comportamento possa avere delle conseguenze negative come il rifiuto e l’umiliazione. 

 
Le situazioni più temute sono quelle che prevedono la sola presenza di altre persone o l’eventualità di fare qualcosa davanti agli altri, come ad esempio parlare in pubblico o anche solo telefonare, firmare o mangiare. A volte può creare ansia semplicemente entrare in una sala dove ci sono persone già sedute.
 
L’ansia può manifestarsi solo in alcune situazioni specifiche oppure essere estesa alla maggior parte delle situazioni sociali. 
 
Le persone che soffrono di ansia sociale temono di apparire ansiose e di mostrarne i “sintomi”: diventare rossi, tremare, balbettare, sudare, avere il batticuore, oppure di restare in silenzio senza riuscire a parlare con gli altri.
 
Nell’ansia sociale, però, non è in gioco solo il giudizio negativo che gli altri possono avere, ma anche la percezione che l’individuo ha di sé. Ciò attiva una serie di cambiamenti fisiologici, cognitivi, emotivi e comportamentali che costituiscono un’ulteriore fonte di pericolo, in quanto sono giudicati come minacce per le proprie capacità di far fronte alle difficoltà e per l’opinione che si ha su di sé, portando a un’escalation dell’ansia e al mantenimento del problema.
 
Infatti, come spesso accade, chi soffre di ansia sociale può riconoscere come irragionevole la propria paura e vi è la tendenza ad auto accusarsi e rimproverarsi per non riuscire a fare cose che tutti fanno.  
 
E’ importante sottolineare che l&#039;ansia sociale può essere migliorata attraverso la modificazione di alcuni comportamenti e di alcuni pensieri disfunzionali e l&#039;apprendimento di alcune tecniche di gestione dell&#039;ansia e strategie per affrontare le proprie paure. 
 
 
 
Ansia: attacco o fuga
 
Ansia e Preoccupazione
 
 
 
 
 
 
Psicologo Ansia Assago Milano Buccinasco Corsico Rozzano Cesano Boscone Trezzano Zibido Binasco
 ]]></description>
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			<title>Il conformismo</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/il_conformismo_9441933.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Il conformismo</strong><br /> 
 
Il conformismo è stato studiato da Solomon Asch, uno psicologo che negli anni &#039;50 ha condotto una serie di esperimenti per evidenziare questo complesso fenomeno e il suo potere all’interno dei gruppi sociali. In genere ci si conforma agli altri perché viene data molta importanza a quello che gli altri pensano. Questo accade perché desideriamo piacere ed essere accettati e non vogliamo essere considerati “diversi”, così ci adeguiamo al gruppo, anche se a volte non crediamo a quello che gli altri dicono…
Se siete curiosi di vedere l’esperimento originale cliccate qui ]]></description>
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			<title>L'ABC dei Pensieri</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/l_abc_dei_pensieri_9780626.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>L&#039;ABC dei Pensieri</strong><br /> 
Molte persone sono convinte che gli eventi provochino direttamente le emozioni, come nella tabella seguente, in cui si passa direttamente da A a C.
 




 
A
SITUAZIONE ATTIVANTE O EVENTO ATTIVANTE
Ad esempio: ricevere una critica. 





 




 
C
CONSEGUENZE (EMOZIONI E COMPORTAMENTI)
Provare ansia, agitazione
 




 
In realtà, tra A e C intervengono invece dei pensieri (quello che ti dici). 
La vera sequenza è quindi:
 
 




 
A
SITUAZIONE ATTIVANTE O EVENTO ATTIVANTE
Ad esempio: ricevere una critica.
 




  





 
B
PENSIERI E CONVINZIONI
“Sbaglio sempre, gli altri sono meglio di me”
 




 




 
C
CONSEGUENZE (EMOZIONI E COMPORTAMENTI)
Provare ansia, agitazione
 




 
Persone diverse possono avere pensieri differenti di fronte allo stesso evento e, di conseguenza, reagire in modo diverso. 
Considera il seguente esempio: tre persone in un supermercato si mettono in fila in cassa, ma la cassiera li avvisa che sta chiudendo e devono cambiare cassa.
A questo punto: la prima persona si innervosisce e si arrabbia, la seconda diventa ansiosa e apprensiva, la terza alza le spalle e non batte ciglio. 
 
Lo stesso evento ha prodotto tre reazioni diverse, perciò non può essere direttamente l’evento ad averle prodotte. Le diverse reazioni sono dovute al modo in cui le tre persone hanno interpretato l’evento.
 
La prima persona ha probabilmente pensato: “La cassiera poteva anche aspettare! Adesso per colpa sua arriverò tardi a un appuntamento importante!”
La seconda persona ha probabilmente pensato: “Arriverò tardi… non riuscirò a preparare la cena per tempo… mi andrà tutto storto”.
La terza persona ha probabilmente pensato: “Pazienza! Non ci posso fare nulla”.
 
Il pensiero influisce sulle nostre emozioni, quindi quando ci troviamo a provare un certo stato d’animo, possiamo star certi che alla base c’è un pensiero in relazione a esso. Quindi è importante cominciare a prestare attenzione ai nostri pensieri prima di passare all’azione.
 
Proviamo a fare un esercizio.
 
Pensiamo al seguente esempio: incontrate per strada una persona che conoscete. La salutate, ma lei continua a camminare senza rispondere al saluto. 
 
Cosa avete pensato? Come vi siete sentiti?
 
Alcuni potrebbero aver pensato che la persona non vi ha visto, altri che l’ha fatto apposta a non salutarvi, altri ancora che non vi ha salutato perché pensa che le avete fatto qualche torto. Oppure avete pensato che la persona in questione è maleducata.
 
E’ anche possibile che a seguito di questi pensieri abbiate sentito delle emozioni fastidiose, simili alla rabbia o al risentimento, oppure la sensazione di non meritare tale atteggiamento sgarbato.
 
Qualsiasi cosa abbiate pensato è un prodotto della vostra mente!
 
Non sappiamo le reali motivazioni del mancato saluto, quindi ciò che abbiamo ipotizzato è solo nella nostra testa.
 
Le nostre interpretazioni della realtà, quello che diciamo mentalmente a noi stessi, ovvero, i nostri pensieri, sono influenzati dalle nostre esperienze precedenti, dalla nostra personalità, dall’opinione che abbiamo di noi stessi e dalle nostre aspettative.
 
Siamo tutti predisposti, in determinate circostanze, a pensare in modo negativo, ma è utile imparare a riconoscere quando il proprio pensiero è disfunzionale, distorto, come primo passo verso un pensiero più equilibrato e realistico e che ci consenta di avere maggior serenità e un umore più stabile.
 
 
 ]]></description>
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		<item>
			<title>Per gestire lo Stress: Mantieni il Focus | Mindfulness</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/per_gestire_lo_stress_mantieni_il_focus_mindfulness_11589013.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Per gestire lo Stress: Mantieni il Focus | Mindfulness</strong><br /> 
Scegliete un’attività abituale della vostra vita quotidiana e fate deliberatamente uno sforzo per mantenere la consapevolezza momento per momento su questa attività ogni volta che la eseguite.
Queste attività di routine possono essere: lavarsi i denti, fare la doccia, mangiare, tagliare le verdure, ecc.

Limitatevi a sintonizzarvi sull’essere presenti a quello che state facendo nel momento in cui lo state effettivamente facendo.
Questa consapevolezza aiuterà a gestire lo stress offrendo un senso di sollievo immediato.
]]></description>
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		<item>
			<title>Per gestire lo Stress: Occhio ai Pensieri | Mindfulness</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/per_gestire_lo_stress_occhio_ai_pensieri_mindfulness_11589014.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Per gestire lo Stress: Occhio ai Pensieri | Mindfulness</strong><br /> 
Ma i pensieri sono solo pensieri e sta a noi decidere come affrontarli, accogliendoli senza rifiutarli a priori, lasciando che emergano e si dissolvano naturalmente.
I pensieri sono solo pensieri e bisogna apprendere gradualmente a valutarli per quello che sono.
 

“Se la tua mente non è annebbiata da pensieri inutili, questa è la miglior stagione della tua vita” (Wu-Men).
]]></description>
			<guid isPermaLink="false">http://www.terapiaconsulenza.it/1/per_gestire_lo_stress_occhio_ai_pensieri_mindfulness_11589014.html</guid>		</item>
		<item>
			<title>Per gestire lo Stress: Respira! | Mindfulness</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/per_gestire_lo_stress_respira_mindfulness_11589015.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Per gestire lo Stress: Respira! | Mindfulness</strong><br /> 
Come praticare questa respirazione?

 Seduti su una sedia o sul pavimento, assumete una postura eretta, che simboleggia gli atteggiamenti interni di fiducia in se stessi, accettazione di sé, pazienza.
 

Poi portate la vostra attenzione sul respiro, su ogni inspirazione e su ogni espirazione. Lasciate andare il vostro respiro senza controllarlo, osservatene il flusso.
Il vostro respiro è un’ancora che vi riconduce al presente e a entrare in uno stato di consapevolezza e calma.
Respirate così per 3 minuti e osservate senza giudicare i pensieri che affiorano alla vostra consapevolezza.
]]></description>
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		<item>
			<title>Per gestire lo Stress: Cambia Prospettiva</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/per_gestire_lo_stress_cambia_prospettiva_11589016.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Per gestire lo Stress: Cambia Prospettiva</strong><br /> 
Ci hai mai pensato? Ogni situazione difficile che viviamo è una sfida da raccogliere e sta a noi decidere come affrontare le cose.
Spesso prestiamo attenzione solo agli aspetti negativi di una situazione, perdendo così di vista tutti gli aspetti interessanti che nascono in ogni contesto.

È un inganno percettivo che ci induce a cercare sempre e solo l’errore, il limite, la difficoltà. E questo non fa altro che protrarre il nostro stress a lungo.
Il miglior modo per affrontare le situazioni, quindi, è quello di scegliere di adottare uno sguardo curioso e capace di scoprire nuovi dettagli, di allargare la percezione del mondo, lasciando da parte l’attitudine di notare sempre e solo quello che non va. Questo atteggiamento contribuirà a garantirci il nostro benessere.
Non sempre possiamo scegliere il nostro ambiente ideale, ma questo non significa che non si possa vivere bene in quello che ci è dato.
Accetti la sfida?
]]></description>
			<guid isPermaLink="false">http://www.terapiaconsulenza.it/1/per_gestire_lo_stress_cambia_prospettiva_11589016.html</guid>		</item>
		<item>
			<title>Per gestire lo Stress: Passa all'Azione | Mindfulness</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/per_gestire_lo_stress_passa_all_azione_mindfulness_11589017.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Per gestire lo Stress: Passa all&#039;Azione | Mindfulness</strong><br /> 
Vi siete mai chiesti se quello che fate vi nutre, vi fa sentire vivi o se vi prosciuga e vi limita?
Partendo dal presupposto che ci sono sicuramente degli aspetti della nostra vita che non possiamo cambiare, scegliete mai consapevolmente di aumentare il tempo e l’impegno per le attività che vi fanno stare bene e diminuire il tempo e l’impegno per le attività che vi stressano?

Proviamo a fare un esercizio.
Cominciate a chiedervi: di che cosa ho bisogno in questo preciso momento? Come posso prendermi cura di me?
1) Fate qualcosa di piacevole per voi stessi (cucinare un piatto nuovo, fare un bagno caldo, fare un workout, una videochiamata agli amici, leggere, ascoltare della musica, ecc.).
2) Fate qualcosa che vi dia un senso di padronanza (pulire a fondo un locale della casa, iniziare un corso di aggiornamento, lavorare un po’ per chi può, fate qualcosa che avete sempre trascurato di fare).
3) Focalizzate tutta la vostra attenzione su ciò che state facendo nel momento presente, con consapevolezza.
Qual è l’obiettivo da raggiungere? Attraverso il fare è possibile mantenere stabile il livello del nostro umore e costruire quotidianamente un senso di controllo utile a gestire lo stress.
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			<title>Comunicazione Non Verbale: 8 Tips per renderla Assertiva</title>
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			<description><![CDATA[<strong>Comunicazione Non Verbale: 8 Tips per renderla Assertiva</strong><br /> 
Di conseguenza, si può affermare che non si può non comunicare. 
 
Conoscere la comunicazione non verbale e gestirla efficacemente, equivale a migliorare il proprio modo di relazionarsi agli altri, poichè, in caso di incongruenza tra la ciò che stiamo dicendo e ciò che stiamo “emettendo”, il messaggio che passerà all&#039;istante al nostro interlocutore sarà senza ombra di dubbio quello non verbale.
 
Ad esempio: se dico di essere felice, ma ho sul viso un’espressione triste, il messaggio che arriverà al mio interlocutore sarà quello di tristezza.
 
Imparare, quindi, a rendere coerente la comunicazione verbale con quella non verbale permette di essere più chiari migliorando così i rapporti interpersonali.
 
 
Ecco 8 Tips per migliorare la Comunicazione Non Verbale:
  

 
1. Mantieni il contatto oculare: è importante guardare negli occhi l’interlocutore per dimostrare il nostro interesse. A volte può capitare di iniziare a parlare e poi distogliere lo sguardo e cominciare a “vagare” con gli occhi in giro per la stanza. Tale atteggiamento può infastidire il nostro interlocutore, anche se non ne avevamo l’intenzione. Non mantenere lo sguardo rischia così di sminuire l’effetto delle nostre affermazioni.
 
 
2.  Presta attenzione alla mimica facciale, perché le espressioni del nostro viso comunicano immediatamente le emozioni come rabbia, paura, sorpresa, felicità, disgusto e tristezza.
 
 
3. Postura e uso dello spazio devono essere adeguati al contesto. In compagnia di amici si può mantenere una postura più rilassata e si può accorciare la distanza con il nostro interlocutore, mentre in altri contesti è opportuno mantenere la giusta distanza con l’altro. 
 
 
4.  Contatto fisico: bisogna saper gestire adeguatamente abbracci, carezze, strette di mano e altri atteggiamenti di contatto corporeo per non mostrarsi distanti e impacciati oppure aggressivi e invadenti.
 
 
5.  Gestualità: è possibile enfatizzare ciò che stiamo dicendo con la gestualità tenendo presente, però, che muovere eccessivamente le mani o al contrario non muoverle affatto sono segnali non verbali che rivelano ansia.
 
 
6.  Adegua il volume della voce: il volume della nostra voce deve consentire al nostro interlocutore di sentire chiaramente il messaggio che vogliamo esprimere, senza gridarlo né sussurrarlo. Parlare a bassa voce può trasmettere timidezza o insicurezza, mentre utilizzare una tonalità alta può risultare aggressivo. Ricordiamoci che la tendenza a coprirsi la bocca con le mani, con i vestiti o con altro, tende a ridurre il volume della nostra voce. 
 
 
7. Mantieni un’intonazione appropriata: per comunicare in modo più assertivo è possibile “colorare” il nostro discorso con l’intonazione, che consente di enfatizzare emotivamente alcune parole. 
 
 
8.  Modula il ritmo del discorso: bisogna prestare attenzione anche al ritmo del nostro discorso, poiché se si parla troppo velocemente si rischia di essere considerati ansiosi, mentre se si parla lentamente possiamo risultare esitanti. 
 
 
Assertività - che cos&#039;è e a cosa serve
 
Assertività: l&#039;ascolto attivo
 
Assertività: come fare e ricevere i complimenti
 

 
 
 
Psicologo Assertività  Assago Milano Buccinasco Corsico Rozzano Cesano Boscone Trezzano Zibido Binasco]]></description>
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			<title>Il Pregiudizio</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/il_pregiudizio_11600288.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Il Pregiudizio</strong><br /> 
“I pregiudizi sono profondamente radicati nel costume: sfidano il tempo, le rettifiche, le smentite, perché presentano un’utilità sociale. L’insicurezza umana ha bisogno di certezze ed essi ne forniscono. Vengono trasmessi come verità indiscutibili fin dall’infanzia e non vengono mai rinnegati successivamente. L’individuo li interiorizza suo malgrado e ne è vittima sia colui che li formula e li mantiene in vita, sia colui che ne viene colpito e bollato. Per confutarli e distruggerli occorre non solo una notevolissima presa di coscienza, ma anche il coraggio della ribellione che non tutti hanno”. Elena Gianini Belotti, 1973. 

Ha ancora senso parlare di pregiudizi ai nostri giorni?
Purtroppo sì: circa 9 persone su 10 hanno pregiudizi nei confronti delle donne. È ciò che è emerso dalla ricerca pubblicata dallo United Nations Development Programme (UNDP) che elabora i dati raccolti in 75 Paesi nel mondo, rappresentativi dell’81% della popolazione globale.
La ricerca rivela dati eclatanti: in media il 90 per cento della popolazione – il 91 per cento degli uomini e l’86 per cento delle donne – nutre ancora almeno un pregiudizio nei confronti delle donne in tema di diritti politici, economici, riproduttivi, legati all’istruzione o alle violenze di genere (Fonte: La Repubblica, 18 marzo 2020). 

Sconfortante, vero?
E se a partire dal nostro piccolo provassimo a cambiare questi pregiudizi discriminatori e accrescere la consapevolezza delle persone?]]></description>
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			<title>Piccole cose</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/piccole_cose_11600289.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Piccole cose</strong><br /> 
Ogni giorno siamo circondati da cose belle, il problema è che non ce ne accorgiamo. Il nostro sistema percettivo, con il tempo, tende a escludere ciò che diventa consueto e ci abituiamo così alla nostra normalità. 
Siamo assuefatti ad un insieme di stimoli che fanno parte della nostra quotidianità e questa assuefazione non ci consente più di percepirli, spingendoci a dare molte cose per scontate. Ci anestetizziamo.

La nostra attenzione, quindi, è attivata solo per ciò che è nuovo o molto significativo.

Con l’abitudine e la frenesia delle nostre giornate perdiamo la capacità di contemplare la normalità di tantissimi dettagli che ci circondano: la bellezza di un fiore, il profumo del caffè appena fatto, la vista del parco che abbiamo di fronte a casa, il tepore del letto, ecc.

Proviamo quindi ad allenare la nostra attenzione a percepire tutto ciò che di bello c’è nelle nostre giornate. Potremmo fare delle scoperte interessanti.

Il mondo resterà lo stesso, ma il nostro sguardo ci consentirà di scoprire la bellezza in piccoli dettagli che tendevamo ad ignorare. In questo modo non mancheranno mai le occasioni per ammirare nuove forme di bellezza.
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			<title>Grandi Imprese</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/grandi_imprese_11600291.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Grandi Imprese</strong><br /> 
Sono sempre stata un’idealista con l’illusione di poter cambiare il mondo. Con il tempo ho sperimentato sulla mia pelle il senso di impotenza quando si comprende che il mondo, da soli, non lo si cambia. 

Con l’esperienza però ho imparato una grande lezione: ognuna di noi può fare la differenza a partire dal proprio piccolo e provare a diffondere una cultura fatta di condivisione costruttiva, parità di genere, inclusività, sostenibilità (e quant’altro vi stia a cuore).

Il libro del Tao riassume perfettamente il mio sogno di realizzare il grande dal suo piccolo: 

“Le imprese più difficili del mondo devono pur partire da ciò che è facile; le imprese più grandi del mondo devono pur partire dal piccolo. Perciò il saggio non fa mai nulla di grande, perciò può realizzare la propria grandezza. 

Chi trova tutto facile incontra molte difficoltà. Perciò il saggio, pur considerando tutto difficile, alla fine non ha difficoltà”.
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			<title>Assertività: che cos&amp;euro;è e a cosa serve</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/assertivita_che_cos_e_e_a_cosa_serve_9539747.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Assertività: che cos’è e a cosa serve</strong><br /> 
E quante volte, dopo aver discusso, ci siamo sentiti a disagio per essere stati troppo duri e per aver detto cose che in realtà non pensavamo veramente. 
Questo accade perchè nei rapporti interpersonali le persone tendono a oscillare tra due atteggiamenti opposti: la passività e l’aggressività. In entrambi i casi, la persona non è soddisfatta dei suoi rapporti interpersonali.
 
Chi ha un comportamento passivo: 
 
Accontenta gli altri e non se stesso 
È facilmente influenzabile 
Subisce le situazioni senza opporsi 
Non esprime le sue opinioni 
Non esprime i suoi bisogni 
Si blocca nelle situazioni sociali 
Evita i conflitti 
Non si stima 
  
 
Chi ha un comportamento aggressivo: 
 
Attacca gli altri 
Pensa di avere sempre ragione 
E’ concentrato solo sui propri bisogni e desideri 
Non comprende le necessità degli altri 
Usa la forza 
Crea conflitti 
Si impone 
  
In entrambi i casi ciò che si otterrà sarà: senso di colpa, relazioni sociali poco gratificanti, ansia.
 
Per migliorare il proprio benessere personale e le relazioni sociali è possibile affidarsi alla comunicazione assertiva. Per comportamento assertivo o assertività si intende la volontà di far valere i propri diritti, di esprimere le proprie opinioni, sentimenti, desideri, quando lo si ritiene opportuno, in modo chiaro, sincero, diretto, appropriato e rispettoso, senza violare i diritti degli altri.
 
Il comportamento assertivo si basa sul rispetto di sé e dell’altro, sulla considerazione dei propri bisogni e sulla possibilità di negoziare in caso di conflitto.
 
 
Chi ha un comportamento ASSERTIVO: 
 
Ha fiducia in se stesso
Rispetta se stesso e gli altri
Riconosce e sa esprimere le proprie emozioni
Riconosce e sa esprimere i propri bisogni
Sa esprimere le proprie opinioni personali (anche quando non sono uguali a quelle degli altri. Leggi il conformismo)
E’ in grado di far valere i propri diritti
Ha relazioni sociali gratificanti
Riesce a gestire la propria ansia
 
 
A cosa serve l&#039;assertività? 
 
L’assertività è sempre utile. Pensiamo a tutte le situazioni che ci possono mettere alla prova:
 

Esprimere i nostri sentimenti alle persone care
Gestire i conflitti nella coppia senza puntare il dito contro l&#039;altro
Gestire il rapporto con i colleghi e con il datore di lavoro
Riuscire a sostenere le critiche che ci vengono fatte
Farci rispettare all’interno di un gruppo
Saper fare e saper ricevere dei complimenti (senza sminuirli!)
Saper fare delle richieste
Riuscire a dire di NO!

 
Essere assertivi ci consente quindi di:
 

Creare un rapporto interpersonale di equilibrio
Comunicare in modo efficace e convincente
Controllare l’ansia nelle situazioni interpersonali

 
La capacità di essere assertivi avrà così un effetto importantissimo anche sulla nostra autostima.
 
L&#039;assertività può essere appresa da tutti e a tutte le età. Tutti, con un buon allenamento, possono diventare assertivi, migliorando così il proprio benessere e le relazioni con gli altri. Esistono in tutta Italia corsi di formazione organizzati da psicologi per diventare assertivi. Possono essere individuali o di gruppo.  
 
 
 
 
Letture consigliate per approfondire:
 
Enrico Rolla. Piacersi non Piacere. SEI Torino
 
Michele Giannantonio e Anna Laura Boldorini. Autostima, Assertività e Atteggiamento Positivo. Ecomind
 
Delfo Bonenti e Anna Meneghelli. Assertività e Training Assertivo. Franco Angeli
 
 
Assertività: l&#039;ascolto attivo
 
Assertività: come fare e ricevere i complimenti
 
Comunicazione non verbale: 8 tips per renderla assertiva
 
 
 
 
 
Psicologo Assertività  Assago Milano Buccinasco Corsico Rozzano Cesano Boscone Trezzano Zibido Binasco
 
 ]]></description>
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			<title>Coronavirus Consigli per Cittadini</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/coronavirus_consigli_per_cittadini_11587491.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Coronavirus Consigli per Cittadini</strong><br /> 
A cura dell&#039;Associazione EMDR Italia - www.emdr.it
Come tutto ciò che non conosciamo, il nuovo coronavirus COVID-19 crea forte stress. Quando ci troviamo di fronte a un forte stress mettiamo in atto rispose che se da un lato hanno un valore adattivo e ci permettono di affrontare la situazione al meglio, dall’altro possono comportare irritabilità, iperattivazione, aggressività verbale, disturbi del sonno e della concentrazione.
Tutti comportamenti normali e legittimi che, tuttavia, tendono a mantenersi e aumentare nel tempo, impedendoci di sentirci e operare al meglio delle nostre possibilità.

Occuparci di noi e di come stiamo non ci impedirà di provare stress, ma potrà aiutarci a ridurlo, contenerlo e limitarne gli effetti, permettendoci di affrontare al meglio l’emergenza che stiamo vivendo.

 
1) Privilegiamo come fonti di informazioni soprattutto i canali ufficiali.

      Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus 
      Istituto Superiore di Sanità: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/ 

Nei momenti di emergenza in cui la paura e l‘irrazionale inevitabilmente rischiano di prendere il sopravvento, bisogna prendersi cura di sé e non mettersi in condizione di esporsi a informazioni non adeguate e non qualificate incorrendo in fake news o notizie emozionalmente cariche di vissuti ma non basate su dati oggettivi.

2) Scegliere 2 momenti al giorno per informarsi e il canale attraverso il quale si vuole farlo.
L’esposizione continua alla mole di informazioni via web, radio e TV fa rimanere in stato perennemente eccitatorio il nostro sistema di allerta e paura. Per questo meglio scegliere uno o due momenti al giorno nei quali informarsi.

3) Seguire i consigli sulle norme di igiene indicate dal Ministero della Salute. Possiamo dare il nostro contributo per combattere il coronavirus: proteggiamoci e proteggiamo. Insieme si vince.

• Lavarsi spesso le mani. Si raccomanda di mettere a disposizione in tutti i locali pubblici, supermercati, farmacie e altri luoghi di aggregazione, soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani.
• Evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute.
• Evitare abbracci e strette di mano.
• Mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro e mezzo.
• Igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie).
• Evitare l&#039;uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l&#039;attività sportiva.
• Non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani.
• Coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce.
• Non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico.
• Pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol.

4) Non interrompere &quot;per quanto possibile&quot; la propria routine: in questo momento bisogna ancorarsi a ciò che è certo, noto e prevedibile. Continuare il lavoro e le proprie abitudini laddove possibile. Rispettando sempre le indicazioni di sicurezza vigenti.

5) Scaricare le tensioni attraverso “il fare” permette un migliore riposo notturno.

6) Riposarsi adeguatamente: attività rilassanti serali, meglio non vedere notiziari o speciali sul Coronavirus prima di addormentarsi per non scivolare nel sonno con emozioni negative e con senso di allerta.

7) Mangiare nel modo più regolare possibile e bere acqua. Mangiare molta frutta, verdura e alimenti rafforzativi del sistema immunitario. Possiamo combattere attivamente il coronavirus rendendo il nostro organismo più sano e forte.

8) Parlare e passare del tempo con la famiglia e gli amici. Avere restrizioni di movimento non significa annullare la socializzazione. Utilizziamo videochiamate, skype, zoom e insegnamo ai più anziani come fare per non rimanere “isolati nell’isolamento”.

9) Parlare dei problemi con qualcuno di cui ci si fida. Scegliere le persone con le quali avere un confronto empatico e costruttivo.

10) Fare attività che aiutano a rilassarsi: yoga, training autogeno, meditazione, leggere, giardinaggio, ecc. Moltissimi video sono gratuiti e disponibili on line su tecniche di respirazione e rilassamento.

11) Stacca la spina! Ricordati di parlare di altro, distrarsi e uscire dal loop di discorsi angoscianti e catastrofisti serve a rafforzarci attraverso emozioni positive.
 


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		<item>
			<title>Lasciare andare</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/lasciare_andare_11600292.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Lasciare andare</strong><br /> 
Molto spesso quando qualcosa entra nella nostra vita e comincia a darci fastidio, come un pensiero, uno stato d’animo o un po’ d’ansia, la nostra tendenza è quella di opporre resistenza e di respingere ciò che non va. Ci rifiutiamo di provare determinate sensazioni, senza comprendere che questo atteggiamento non fa altro che alimentare il problema e renderlo più forte, più persistente, perché è proprio lì che stiamo canalizzando la nostra attenzione e le nostre energie.
Questo accade perché la nostra cultura ci spinge all’autocontrollo e molte persone reprimono emozioni come paura, ansia, dolore e rabbia. 

Cosa possiamo fare?

Semplicemente cominciare ad accettare l’esistenza di tali emozioni, perché è normale provarle. E soprattutto imparare a non innescare un dialogo interno negativo ripetendosi: non sono in grado; non valgo niente; non devo fare così; anche perché questo linguaggio interiore rende difficile creare una buona autostima.

Quando un pensiero o uno stato d’animo ti assillano, accettali per quello che sono, senza giudicarti o etichettarti, accoglili come parte integrante di te, accettane l’esistenza. Quando lo accetti potrai dirigere la tua attenzione verso qualcosa di più utile per te. Avrai così imparato a lasciare andare.

Perché quando accetti la vita per quello che è, lasci fluire con essa anche le emozioni spiacevoli, ritrovando il tuo benessere.

E ricorda: il bamboo che si piega è più forte della quercia che tenta di resistere (Proverbio giapponese).]]></description>
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		<item>
			<title>Come riconoscere un attacco di panico</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/come_riconoscere_un_attacco_di_panico_11589291.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Come riconoscere un attacco di panico</strong><br />Il cuore inizia a battere forte, si sente dolore al petto, si fa fatica a respirare (la cosiddetta “fame d’aria”). Molte persone credono di morire, di svenire o di impazzire. 
Spesso gli attacchi di panico sono improvvisi e inaspettati e la paura di un nuovo attacco è sempre dietro l’angolo. 
Un attacco di panico può durare in media 10 minuti, anche se il tempo percepito dalla persona risulta essere sempre maggiore rispetto alla durata reale. A volte gli attacchi possono anche durare di più e comunque terminare sempre entro un&#039;ora. 
Vediamo nel dettaglio quali sono i sintomi più ricorrenti: 
 
Respiro affannoso 
Sensazione di soffocamento o di mancanza d’aria 
Palpitazioni
Vertigini o giramenti di testa
Formicolii alle mani o ai piedi
Senso di costrizione o dolore al torace
Sentirsi svenire
Sudorazione
Tremori
Vampate di caldo o di freddo
Bocca secca
Nausea o nodo allo stomaco
Debolezza delle gambe
Visione annebbiata
Tensione muscolare
Impressione di non riuscire a pensare chiaramente o di non riuscire a parlare
Impressione che le cose intorno non siano reali
Paura di morire, di perdere il controllo o di comportarsi in modo bizzarro 
 
L’attacco di panico può presentarsi in modo del tutto inaspettato: quando si è nella tranquillità domestica, in macchina quando si è alla guida, oppure in un centro commerciale. 
Quando capita di provare un attacco di panico, si ha la tendenza ad allontanarsi dalla situazione in cui ci si trova nella speranza di far cessare il panico, oppure cercare l’aiuto di qualcuno nel caso in cui si dovesse svenire, avere un infarto o impazzire. C’è chi invece preferisce restare solo perché si vergogna delle conseguenze che l’attacco potrebbe avere o perché teme che gli altri possano scoprire che soffre di un attacco di panico. 
L’esperienza di un attacco di panico, anche se dura solo pochi minuti, produce degli effetti duraturi nella memoria della persona. Si diventa più attenti e sensibili alle sensazioni corporee, proprio a causa dell’esperienza negativa caratterizzata dall’attacco. 
Il ricordo dell’esperienza negativa ha un forte impatto sul senso di sicurezza della persona, causando limiti e problemi nella vita quotidiana. Le condizioni più comuni che si verificano sono: 
 

Ansia anticipatoria: la persona vive nel terrore che possa ritornare un nuovo attacco di panico. Si instaura così un circolo vizioso noto come “paura della paura”.
Evitamento fobico: vengono evitati ambienti e situazioni proprio perché legati al fatto di essere stati male in quel determinato luogo. Ad esempio, si evitano posti da cui sia difficile uscire oppure si avrà la tendenza a uscire di casa solo se accompagnati, in modo tale da avere un aiuto in caso di bisogno. 

 
Vi sono inoltre dei pensieri che danno origine all’ansia e che possono aumentare la frequenza, l’intensità e la durata delle reazioni emotive. I più comuni errori di pensiero di chi soffre di disturbo da attacchi di panico sono: 
 

Sovrastimare la probabilità di avere un attacco di panico
Esagerare le conseguenze negative del panico
Sottovalutare le proprie capacità di affrontare le situazioni
Interpretare in modo sbagliato le sensazioni fisiche legate all’ansia
]]></description>
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		<item>
			<title>Imparare dalle piante</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/imparare_dalle_piante_11600302.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Imparare dalle piante</strong><br /> 
La meditazione
 
 Togliere le foglie secche, toccare la terra, creare talee, fare rinvasi, sono tutte attività che favoriscono la concentrazione e la consapevolezza. Quando ci occupiamo delle piante in realtà ci stiamo occupando del nostro benessere, perché in modo inizialmente inconsapevole, focalizziamo l’attenzione, rilassiamo la mente, stimoliamo la creatività e viviamo con leggerezza.
 E’ un’attività che ci insegna a vivere nel qui e ora e che non viene svolta necessariamente per ricavarne dei frutti un domani, ma per il piacere che tale cura ci procura oggi.

 
 Il valore del tempo
 
 Se riusciamo a trovare le energie e il desiderio di curare una pianta, aspettare che cresca, avere pazienza, significa che siamo padroni del nostro tempo e che lo utilizziamo per dedicarci a qualcosa di molto importante: noi stessi!
 
Amare senza soffocare
 
 Quando ci prendiamo troppa cura di una pianta, alla fine rischiamo di soffocarla. Troppa acqua, troppa luce, troppe cure, non fanno altro che indebolirla. Questo accade anche con le relazioni: troppe attenzioni rischiano di far appassire un amore.
 Impariamo quindi a prendercene cura senza eccedere e allo stesso tempo a lasciare andare. E soprattutto a coltivare anche l’amore per noi stesse. Questo ci porta direttamente al prossimo punto.
 
La giusta distanza con l’altro
 
 Questo insegnamento lo devo soprattutto alle mie amate piante grasse. Vanno maneggiate con cautela, trovando la giusta distanza per potersene prendere cura senza ferirsi. Vi ricorda qualcosa? Quante volte abbiamo provato a trovare un equilibrio tra l’avere legami profondi e conservare la nostra individualità? Del resto Schopenhauer con la sua metafora dei porcospini ci aveva già avvisate (la trovate facilmente in rete).
 
 
Fiorire
 
 Questo è forse il mio insegnamento preferito: ogni pianta ha la capacità di fiorire quando si verificano le giuste condizioni. E questo vale anche per noi umani. Perché il fiore non sogna l’ape, sboccia e l’ape arriva (Mark Nepo).
 ]]></description>
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		<item>
			<title>Io Posso</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/io_posso_11600304.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Io Posso</strong><br /> 
Io posso.
Quando pronunciamo queste parole, spesso partiamo cariche di entusiasmo e poi entriamo in una sorta di conflitto con noi stesse, con il nostro lato disfattista e insicuro che comincia a pensare a frasi come: “In realtà non ce la farò mai; Non ci riesco; Non posso; Ho paura di sbagliare”. Diventiamo così il peggior nemico di noi stesse.

Nasce quindi questo ping pong interno in cui da una parte vi è la spinta verso ciò che desideriamo intraprendere e dall’altra una marea di pensieri negativi che ci paralizzano e ci boicottano. Diventiamo sabotatrici seriali e rinunciamo ad accettare il rischio di vedere come andrà a finire.

Io posso. E posso scegliere di non creare una lotta tra le parti, ma di alimentare quella sana e ragionevole a discapito di quella che ha paura del fallimento. 

Anche perché il fallimento, come diceva il buon Burrhus Skinner, non è sempre uno sbaglio; potrebbe semplicemente essere il meglio che tu possa fare in certe circostanze. 

Il vero sbaglio è smettere di provare.

Quindi partiamo dall’accettare chi siamo in quel determinato momento e lasciamoci la possibilità di migliorare. Anche perché l’accettazione di sé non limita le aspirazioni, al contrario, le nutre. 

Perché ogni miglioramento partirà sempre da ciò che si è realmente.
]]></description>
			<guid isPermaLink="false">http://www.terapiaconsulenza.it/1/io_posso_11600304.html</guid>		</item>
		<item>
			<title>Per gestire lo Stress: Concediti Tempo</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/per_gestire_lo_stress_concediti_tempo_11589049.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Per gestire lo Stress: Concediti Tempo</strong><br /> 
E ora che il tempo ce l’abbiamo, che facciamo? Ci sobbarchiamo di cose da fare per dovere o per non dover pensare.
 
 Crediamo di essere efficienti e invece ci stiamo solo schiavizzando. Siamo i tiranni di noi stessi guidati dall’idea di come dovremmo essere, invece di accettare le cose così come stanno.
 
 Il risultato? Difficoltà ad addormentarsi, tensioni muscolari, irritabilità, palpitazioni.
 
 La maggior parte di noi ha sicuramente sperimentato lo stress in in modo o nell’altro, ma che cos’è lo stress?
 
 Si usa il termine stress per descrivere la relazione che vi è tra l’individuo e l’ambiente nel momento in cui le richieste provenienti dall’ambiente vengono percepite come eccessive rispetto alle risorse che le persone hanno a disposizione.
 
 Quindi non siamo semplicemente vittime dello stress, non lo subiamo passivamente, ma dipende dal modo in cui valutiamo gli eventi e le nostre risorse.
 
 Cosa possiamo fare per non sentirci sopraffatti?
 
 Potremmo iniziare dal concederci tempo. Avete presente quando ci sentiamo arrivati al limite e ci assale quel desiderio di fuggire, di prenderci più tempo, magari un anno sabbatico?
 
 Ecco, non aspettiamo di arrivare a quel punto, ma lavoriamo nella direzione del concederci del tempo ogni giorno.
 
 Tempo che può aiutarci a scoprire nuove possibilità e che può essere di aiuto per vivere con maggior pienezza. 
 
 Quindi, prima di arrivare a scoppiare e a desiderare di mollare tutto, domandiamoci se ciò che ci serve davvero, magari, è solo un po’ di tempo per noi.


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			<title>Stress: 10 tips sulla gestione del tempo</title>
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			<description><![CDATA[<strong>Stress: 10 tips sulla gestione del tempo</strong><br /> 
La maggior parte di noi ha sicuramente sperimentato lo stress in un modo o nell&#039;altro, pensiamo a una scadenza di lavoro, a un conflitto familiare o a una decisione importante da prendere. 
 
Si usa il termine stress per descrivere la relazione che vi è tra l&#039;individuo e l&#039;ambiente nel momento in cui le richieste provenienti dall’ambiente vengono percepite come eccessive, rispetto alle risorse che le persone hanno a disposizione. Ciò mette a rischio il benessere individuale.
 
Perciò, non siamo semplicemente vittime dello stress, ma è il modo in cui valutiamo gli eventi e le nostre risorse di fronteggiamento a determinare lo stress individuale.
 
Prima che lo stress quotidiano diventi cronico e lasci spazi a sintomi fisici e mentali più invalidanti, proviamo a seguire questo programma di allenamento:
 
 

Stabilire delle priorità quotidiane
Fare programmazioni realistiche 
Sviluppare la capacità di prendere decisioni
Delegare alcuni compiti ad altri

 
Per fronteggiare lo stress, scegliete tra i vari suggerimenti quelli che meglio si adattano alle vostre esigenze:
 
 

Siate realistici su ciò che effettivamente potete realizzare in un determinato periodo di tempo.

 

Rispondete NO a ulteriori impegni che intralciano il vostro tempo libero o il tempo dedicato al lavoro.

 

Stabilite delle priorità, nell’arco della giornata, della settimana e del mese.

 

No al perfezionismo. Tentare di raggiungere l’inutile perfezione porta via tempo e risorse.

 

Delegate compiti ad altri, dichiarando con chiarezza ciò di cui avete bisogno.

 

Non sprecate tempo rimuginando sulle decisioni da prendere. Non esistono decisioni giuste, ma solo decisioni.

 

Scomponete i compiti più difficili in attività più semplici da raggiungere, così vi renderete conto dei progressi fatti e ne trarrete soddisfazione.

 

Premiatevi una volta realizzati i vostri obiettivi o premiatevi a tappe intermedie se il compito è più complesso.

 

Ogni tanto ricordatevi di come sia bella la sensazione di avere portato a termine un compito, ciò ci fa sentire liberi da un peso e soddisfatti di noi stessi.

 

Trovate del tempo per la cura di voi stessi, il tempo libero e l’attività fisica. 

 
 
 
 
Psicologo Ansia Assago Milano Buccinasco Corsico Rozzano Cesano Boscone Trezzano Zibido Binasco]]></description>
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			<title>Come si svolge una Psicoterapia</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/come_si_svolge_una_psicoterapia_11591619.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Come si svolge una Psicoterapia</strong><br />Il mio approccio prevede una prima fase orientata alla conoscenza dei problemi della persona e alla costruzione della relazione terapeutica, basata sulla fiducia reciproca.
Questa prima fase, chiamata “assessment”, viene condotta utilizzando il colloquio clinico ed è volta alla valutazione dello stato emotivo della persona, alla ricostruzione delle esperienze importanti e salienti della sua vita e alla chiara definizione dei suoi problemi attuali e dei suoi obiettivi. 

Al termine di questa prima fase si può formulare una eventuale diagnosi e si possono concordare insieme al paziente gli obiettivi da raggiungere ed è inoltre possibile scegliere il tipo di strategia terapeutica più adatta al problema della persona (Terapia Cognitivo Comportamentale, Emdr, Mindfulness).
E&#039; un tipo di approccio che mira ad attivare tutte le risorse del paziente e a suggerire valide strategie che possano essere utili a fronteggiare il problema, il tutto senza però tralasciare gli aspetti più &quot;generali&quot; della persona.
Le sedute si svolgono all’interno di uno studio oppure online tramite videochiamata. Nel mio studio siamo seduti faccia a faccia, ma la nostra posizione potrebbe variare nel caso in cui vengano utilizzate determinate tecniche (EMDR, rilassamento, role-playing).
Le sedute durano circa un’ora. La durata della terapia varia a seconda del caso. La cadenza delle sedute è generalmente settimanale, ma con il miglioramento del paziente si passa a una frequenza ridotta.
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			<title>Ansia: attacco o fuga</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/ansia_attacco_o_fuga_9697479.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Ansia: attacco o fuga</strong><br /> 
Tutti noi abbiamo sperimentato l’ansia nel corso della nostra vita. Si tratta di uno stato di attivazione del nostro organismo utile a fronteggiare una situazione che viene percepita come pericolosa, facendoci provare delle sensazioni somatiche spiacevoli come tachicardia, sudorazione, agitazione e senso di apprensione.
 
In questo senso l’ansia non può essere considerata solo un disturbo, ma una risorsa che ci consente di attivarci nelle situazioni che lo richiedono (come affrontare un esame, un impegno di lavoro, ecc.) e migliorare le nostre prestazioni.
 
Quindi l&#039;ansia rappresenta una reazione naturale e fisiologica che siamo “programmati” a provare in situazioni di potenziale pericolo.
 
Quando il cervello si accorge del pericolo, avvengono nel corpo automaticamente numerosi cambiamenti:
 
 




 

La mente diventa più vigile
Aumentano la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa
Aumenta la sudorazione, per favorire il raffreddamento del corpo
Il sangue viene deviato verso i muscoli
I muscoli diventano tesi e pronti per l’azione
La digestione rallenta
Diminuisce la produzione di saliva e la bocca diventa secca
Aumenta la frequenza del respiro
Il fegato rilascia zuccheri per fornire rapidamente energia
Aumenta la capacità di coagulazione del sangue, come in preparazione ad eventuali ferite
Diminuisce la capacità di risposta del sistema immunitario

 




 
  
Queste reazioni, conosciute come risposta di attacco o fuga, servono per affrontare il pericolo. La risposta di attacco o fuga era utile quando, in passato, dovevamo combattere contro gravi e imminenti pericoli fisici come quelli rappresentati da animali predatori. 
 
Le modificazioni fisiologiche  suddette producono, oltre che un’emozione di apprensione e spavento, le seguenti manifestazioni o sintomi fisici dell’ansia:
 
·      Tremori
·      Irrequietezza, agitazione  
·      Tensione muscolare 
·      Sudorazione 
·      Fiato corto
·      Batticuore
·      Mani fredde
·      Accelerazione del respiro
·      Bocca secca
·      Nausea
·      Sensazione di nodo allo stomaco
 
Non dobbiamo meravigliarci, pertanto, se quando siamo minacciati ci manca il respiro, il cuore batte forte, ci tremano gli arti, ecc.: si tratta di reazioni che ci sarebbero utili se dovessimo scappare o combattere un grave pericolo fisico.
 
Vi è poi una manifestazione della risposta di attacco o fuga che può essere utile anche oggi: è l’aumento dello stato di vigilanza mentale, che ci può aiutare a fare meglio le attività più impegnative. 
  
Non si dà il meglio di sé se si è completamente rilassati quando si affronta un esame, un compito difficile o si compete a livello sportivo. Quando, però, si diventa troppo ansiosi, la capacità di risolvere i problemi diminuisce, perché l’ansia riduce la capacità di pensare chiaramente e di agire in modo ragionevole e può rendere incapaci di fare anche le cose che si sanno fare bene.
 
Idealmente, per raggiungere il massimo dell’efficienza, si dovrebbe essere calmi in situazioni normali e un po’ ansiosi, tesi e vigili (ma non troppo!) in situazioni difficili.
  
Quando però questa attivazione diventa eccessiva, ingiustificata o sproporzionata rispetto alle situazioni, allora ci troviamo di fronte a un disturbo d’ansia, caratterizzato da:
  

intensità eccessiva rispetto alla situazione; 
frequenza eccessiva (mi sento in ansia spesso durante la giornata o per più giorni); 
ricorrenza di fronte a determinati stimoli che per altri non rappresentano fonte di disagio

  
L’ansia, quindi, può diventare cronica e causare i seguenti disturbi: 
 

Sentirsi inquieti, tesi, con i nervi a fior di pelle
Stancarsi facilmente
Avere difficoltà a concentrarsi o avere l’impressione di mente vuota
Essere irritabili
Avere i muscoli tesi
Fare fatica a rilassarsi
Avere difficoltà ad addormentarsi o risvegliarsi continuamente
Avere l’impressione di non farcela più o di non riuscire a far fronte alla situazione
Sentirsi demoralizzati e anche depressi

 
 
 
Stress: 10 tips sulla gestione del tempo
 
 Ansia e Preoccupazione
 
 
 
 
Psicologo Ansia Assago Milano Buccinasco Corsico Rozzano Cesano Boscone Trezzano Zibido Binasco
 
 

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			<title>L&amp;euro;emozione della vergogna</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/l_emozione_della_vergogna_11620808.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>L’emozione della vergogna</strong><br />
È caratterizzata da pensieri di forte inferiorità, inadeguatezza, difettosità, impotenza, mancanza di attrattività e dal timore di suscitare giudizi negativi negli altri, con il conseguente desiderio di nascondersi (evitamento).
La vergogna si fa sentire anche nel corpo con rossore, calore intenso, tachicardia, spalle strette e nei comportamenti come l’impossibilità di reagire, calo di energie e l’urgenza di nascondersi o di nascondere le proprie carenze (evitamento).
La vergogna ha due dimensioni:
esterna➡️ la convinzione che le altre persone ci stiano giudicando 
interna➡️ giudichiamo noi stessə
Come avrete senz’altro sperimentato, la vergogna è quindi un’emozione intensa, dolorosa e spesso limitante che può influenzare molte scelte di vita e azioni.
Cosa possiamo fare?
Possiamo provare ad allearci con la nostra capacità di essere compassionevoli verso noi stessə di fronte alle difficoltà della vita, in modo tale da aiutarci a ridurre gli effetti dolorosi dei ricordi di vergogna con l’obiettivo di migliorare il nostro benessere psicologico e promuovere sentimenti di sicurezza e soddisfazione.
Come fare tutto ciò? Connettetevi con una vostra esperienza di vergogna e provate a scrivere una lettera compassionevole a voi stessə. Prestate attenzione a ciò che provate mentre la scrivete/rileggete e dove lo sentite nel corpo.]]></description>
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			<title>Per gestire ciò che ti crea disagio: Non dire No | Mindfulness</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/per_gestire_cio_che_ti_crea_disagio_non_dire_no_mindfulness_11590344.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Per gestire ciò che ti crea disagio: Non dire No | Mindfulness</strong><br />
Molto spesso quando qualcosa entra nella nostra vita e comincia a darci fastidio, come un pensiero, uno stato d’animo o un sintomo fisico, la tendenza delle persone è quella di opporre resistenza e di voler respingere ciò che non va. Ci rifiutiamo di provare determinate sensazioni o di aver prodotto un determinato pensiero, senza comprendere che questo atteggiamento non fa altro che alimentare il problema e renderlo più forte, più persistente, perché è proprio lì che stiamo canalizzando la nostra attenzione e le nostre energie.
 
Cosa possiamo fare?
 
Solo accettando o ammettendo semplicemente l’esistenza di tali problemi o fastidi, posso avere l’atteggiamento giusto che mi farà arrivare alla soluzione.
 
Quando un pensiero fastidioso, un sintomo fisico o uno stato d’animo ti assillano, accettali per quello che sono, senza giudicarti o etichettarti, accoglilo come parte integrante di te, accettane l’esistenza. Quando lo accetti potrai dirigere la tua attenzione verso qualcosa di più utile per te.
 
Perché quando accetti la vita per quello che è, lasci fluire con essa anche le emozioni spiacevoli, ritrovando il tuo benessere.
 
 
“Il bamboo che si piega è più forte della quercia che tenta di resistere” (Proverbio giapponese)
 
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			<title>Mindfulness: Il Pilota Automatico</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/mindfulness_il_pilota_automatico_9579476.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Mindfulness: Il Pilota Automatico</strong><br /> 
E quante volte abbiamo perso il filo di una conversazione, ci siamo distratti davanti a un film o ci siamo alzati di scatto per fare qualcosa ma… cosa dovevamo fare?!
 
Il “pilota automatico” ci concede facili distrazioni, perché nella nostra mente si affollano tantissimi pensieri che non ci fanno assaporare fino in fondo ciò che stiamo effettivamente facendo. 
 
Allora ci serve un po’ di Mindfulness.
 
Mindfulness, in sintesi, significa “consapevolezza”, quindi avere coscienza dei propri pensieri, dei propri comportamenti e delle piccole azioni che svolgiamo quotidianamente. 
 
La Mindfulness ci indica, quindi, di prestare attenzione intenzionalmente, al momento presente e in modo non giudicante.
L’attenzione verso il presente fa aumentare la consapevolezza di sé e del mondo che ci circonda, mentre il non giudizio ci consente di accettare il momento che stiamo vivendo per quello che è, di comprenderlo senza mettere in atto automatismi e di scegliere consapevolmente come procedere verso il futuro.
 
Come si può tenere viva la consapevolezza e vivere pienamente il momento presente? Prestando attenzione a ciò che stiamo vivendo, momento per momento. 
 
Si può prestare attenzione: 
 
Alle attività che stai svolgendo
Alle emozioni che provi, alle tue sensazioni corporee, al tuo respiro
Alle altre persone
All’ambiente in cui ti trovi
 
E per finire, un esempio (estremo!) su come vivere pienamente il momento presente:
 
Un uomo che camminava per un campo si imbatté in una tigre. Si mise a correre, tallonato dalla tigre. Giunto a un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l&#039;orlo. La tigre lo fiutava dall&#039;alto. Tremando, l&#039;uomo guardò giù, dove, in fondo all&#039;abisso, un&#039;altra tigre lo aspettava per divorarlo. Soltanto la vite lo reggeva. Due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite. L&#039;uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l&#039;altra spiccò la fragola. Com&#039;era dolce! (Tratto da 101 storie Zen)
 
 
 
 
Letture consigliate:
 
Jon Kabat-Zinn. Dovunque tu vada, ci sei già. Una guida alla meditazione. Tea]]></description>
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			<title>Avrò chiuso il gas? Ossessioni e Compulsioni - Parte 1</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/avro_chiuso_il_gas_ossessioni_e_compulsioni_parte_1_9871582.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Avrò chiuso il gas? Ossessioni e Compulsioni - Parte 1</strong><br /> 
E chi non ha mai provato a fare un gesto scaramantico più volte o a pulirsi meticolosamente le mani sporche?
 
Abbiamo tutti pensieri ossessivi su sporco, contaminazione, ordine e simmetria, malattie, ecc. Questi pensieri sono comuni a tutte le persone, ma quando seguitiamo a soffermarci su di loro, possono trasformarsi in ossessioni.
 
 Il termine ossessione indica un&#039;idea, un pensiero, una parola, un ricordo, un impulso o un&#039;immagine che si intromette nella mente di una persona rimanendovi a lungo senza poter essere allontanata.
Chi ha delle ossessioni le riconosce come idee proprie, come il prodotto della propria mente anche quando le considera lontanissime dal suo modo di pensare e di comportarsi.
 
Le ossessioni sono sempre accompagnate da un certo livello di stress: quando si manifesta nella nostra mente la possibilità di non aver chiuso il gas o di ammalarsi, non si sente ragione: il corpo si irrigidisce, il respiro diventa affannoso e si inizia a stare male.
Le ossessioni non se ne vanno e la continua presenza di queste idee compromette la capacità di prestare attenzione, di concentrarsi, di pensare e, quindi, di lavorare e vivere serenamente.
 
Vista la natura invadente e spiacevole delle ossessioni, è normale volersene sbarazzare. Il problema consiste nel fatto che per poterle allontanare si mettono in atto una serie di rituali che, apparentemente placano il disagio e l’ansia, ma che paradossalmente mantengono e rinforzano il problema nel tempo.
 
I rituali vengono definiti compulsioni  e comprendono le azioni fisiche o mentali che vengono compiute per provare sollievo all&#039;ansia determinata dall&#039;ossessione.
Quando, ad esempio, sperimentiamo il pensiero ossessivo di essere contaminati da germi e di poterci ammalare, sentiamo arrivare l’ansia e per poterla placare, possiamo arrivare a lavarci le mani così spesso da far diventare la pelle secca, arrossata e screpolata. Il rituale, inoltre, porterà via molto tempo e molta energia fisica e mentale, aggravando ulteriormente il circolo vizioso del pensiero ossessivo.
 
L’aspetto importante da sottolineare è che il rituale compulsivo, nonostante l’impegno, non funziona! E ci ritroviamo nuovamente di fronte alla nostra ossessione. E ciò fa sentire molto ansiosi.
 
E quindi? Cosa si può fare?
 
Ossessioni, Compulsioni e Soluzioni - Parte 2
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			<title>Contro l'omofobia | LGBT</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/contro_l_omofobia_lgbt_9777894.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Contro l&#039;omofobia | LGBT</strong><br />]]></description>
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			<title>EMDR: Big T e Small t Trauma</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/emdr_big_t_e_small_t_trauma_9597931.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>EMDR: Big T e Small t Trauma</strong><br /> 
Ma cosa accade se nella vita di una persona irrompe un evento traumatico?
Nel linguaggio EMDR la parola “trauma” assume due definizioni diverse, ci sono, infatti, i traumi con la T maiuscola e i traumi con la t minuscola. 

I Traumi con la T, come si può ben immaginare, sono quelli che includono disastri naturali (es. terremoti, inondazioni) o disastri provocati dall’uomo (incidenti, violenze, abusi) che le persone hanno subìto oppure cui abbiano assistito.
Tuttavia, nella vita di una persona, possono accadere eventi negativi cui non sempre si riesce a far fronte e che sono immagazzinati in memoria come traumi con t minuscola. Alcuni esempi possono includere lutti, aborti, separazioni, perdita del lavoro, episodi negativi nell’infanzia, episodi di esclusione sociale, fallimenti, ecc.
Se per i Traumi con T le persone non hanno difficoltà a risalire all’evento chiave del passato immagazzinato in memoria e che, ancora oggi, provoca disagio emotivo, le persone che hanno vissuto traumi di minore entità possono avere meno consapevolezza di ciò che contribuisce al loro malessere attuale.
Proviamo a fare un esempio: una persona deve affrontare un colloquio di lavoro. L’idea di doversi confrontare con altre persone comincia a scatenare una serie di sintomi ansiosi: agitazione, ansia, tremore, sudorazione. Nella testa si affollano pensieri negativi: “Non ce la faccio; Non mi prenderanno mai; Gli altri sono meglio di me”, e l’idea di non presentarsi al colloquio evitando di affrontare l’ansia diventa una soluzione a portata di mano, che contribuisce ad aumentare il senso di fallimento.
Molto probabilmente, questi sentimenti e questi pensieri sono già stati sperimentati in passato dalla persona in questione. Ipotizziamo una serie di episodi in cui vi sia stata una svalutazione “cronica” da parte di un genitore, associata, magari, a esperienze scolastiche di fallimento, che hanno dapprima insegnato e poi confermato alla persona lo schema di base: “Sono un fallito”.
Ecco perché diventa utile il lavoro con l’EMDR anche con persone che hanno subito traumi di minore entità, perché questo favorisce l’elaborazione dell’informazione negativa immagazzinata in memoria, aiutando la persona a mettere in discussione schemi cognitivi radicati da tempo e che influenzano le risposte emotive e comportamentali nel presente.
L’EMDR può aiutare, quindi, il processo di “ristrutturazione cognitiva” tipico della CBT, rafforzandolo.
 
EMDR: Che cos&#039;è
EMDR: Cosa avviene in una seduta. Le 8 fasi del metodo
 
 
 
 
Psicologo EMDR Assago Milano Buccinasco Corsico Rozzano Cesano Boscone Trezzano Zibido Binasco]]></description>
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		<item>
			<title>Psicoterapia online | Come funziona</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/psicoterapia_online_come_funziona_11589110.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Psicoterapia online | Come funziona</strong><br /> 
Per psicoterapia online si intende un colloquio che viene svolto tramite una videochiamata con Whatsapp o Skype. 
Durata e costo sono uguali a quelli di un colloquio tradizionale vis a vis. Come per le altre prestazioni, nel rispetto della normativa fiscale, sarà emessa fattura sanitaria. Il pagamento avverrà tramite bonifico bancario.

Alla persona sarà inoltre inviato il modulo per il consenso informato, che dovrà essere rispedito sottoscritto anche con modalità telematiche, e verrà conservato nella cartella clinica del paziente.
Per poter garantire una corretta psicoterapia online è opportuno verificare di :
- disporre di una buona connessione Internet;
- trovarsi in un luogo in cui ci sia adeguata privacy (es. una stanza della propria casa) e non vi sia il rischio di essere disturbati per 50 minuti.
Le prestazioni online seguono scrupolosamente le Linee Guida redatte dal Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi.
 
Le modalità di contatto per prendere appuntamento restano invariate:
tel. 3487138731
ricchi@terapiaconsulenza.it]]></description>
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		<item>
			<title>Ansia: le 3 fasi</title>
			<link>http://www.terapiaconsulenza.it/1/ansia_le_3_fasi_9715959.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Ansia: le 3 fasi</strong><br /> 
Cosa accade alla nostra ansia? Come si manifesta?
 
Vi sono 3 fasi tipiche dell’ansia:
 
 
1) L’attesa della situazione o ansia anticipatoria: l’idea stessa di dover affrontare una situazione temuta provoca una forte reazione ansiosa: i pensieri si rivolgono frequentemente al contesto in cui ci si dovrà trovare e nella mente si formano immagini catastrofiche degli avvenimenti che si verificheranno, così l’ansia cresce man mano che si avvicina il momento temuto.
 
2) Ansia Prestazionale/Situazionale: affrontare la situazione rappresenta sicuramente il momento più temuto. 
In questa fase può verificarsi il cosiddetto evitamento: un comportamento che può essere dannoso ai fini del cambiamento e che favorisce il mantenimento del disagio. 
L’evitamento consiste nell’allontanarsi dalla situazione temuta facendo così diminuire i livelli di ansia. Questa strategia funziona nel breve periodo perché l’ansia si attenua, ma è controproducente a lungo andare perché ogni volta che si evita la situazione diminuisce la fiducia in se stessi, diventa più forte il bisogno di evitare la situazione la volta successiva e possono anche aumentare le situazioni che si desidera evitare. 
Quando non è possibile evitare la situazione, si tende a mettere in atto in modo più o meno volontario, dei comportamenti protettivi. 
 
3) La valutazione successiva: una volta terminata l’esposizione all’evento temuto si verifica un abbassamento dei livelli di ansia. Ciò però generalmente lascia spazio a una certa insoddisfazione per se stessi. La persona ha la tendenza a rivedere tutti gli errori commessi (veri o presunti) e a pensare di essere stato giudicato negativamente (es. “Chissà cosa avranno pensato di me”).
  

Spesso nelle persone ansiose sono presenti tutte e 3 le fasi dell’ansia, con maggiore disagio nella fase di prestazione, mentre in altre persone può manifestarsi in modo prepotente solo l’ansia anticipatoria, ma poi affrontano la prova da superare con il giusto livello di attivazione. 
 
L’aspetto interessante è che ci si può osservare e capire quale delle 3 fasi si attiva nelle situazioni critiche producendo maggior disagio e, successivamente, mettere in atto le strategie più efficaci per affrontare al meglio le sfide quotidiane.
 
 
 
 
 
Psicologo Ansia Assago Milano Buccinasco Corsico Rozzano Cesano Boscone Trezzano Zibido Binasco]]></description>
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